Lo sguardo basso, sconsolato. Sulle spalle, un bastone che regge un fagotto: è l'emblema dello sconforto la paperetta gialla che si staglia sulla copertina dell'ultimo albo di Gek Tessaro, edito da Lapis.

senza di me

E anche il titolo, Senza di me, alimenta questa sensazione di solitudine e abbandono.
La paperella guarda i panni stesi e, con aria triste, declama:

Non è brutta la giornata
su nel cielo splende il sole
Io però sono arrabbiata
e c'è buio nel mio cuore.

senza di me

La vediamo poi, nella pagina successiva, con il suo fagotto: intuiamo che ha raccolto i panni stesi e se ne sta andando.
Inizia così il suo percorso che la vedrà, pagina dopo pagina, passare accanto ad animali indifferenti, che non la notano, mentre lei declama melodrammaticamente il suo stato d'animo.

Come sempre il cane abbaia abbaia
dorme il gatto come ieri
e nessuno che si accorga
dei miei grandi dispiaceri.

senza di me

Le rime ci fanno sorridere di fronte a tanto sconforto, sdrammatizzano la narrazione, sottolineano l'esagerazione della piccola protagonista.
Qua e là, qualche animale fa un occhiolino (lo notiamo a una seconda lettura), perché in realtà gli animali non sono affatto incuranti della papera e del suo giorno speciale: le stanno soltanto organizzando una festa a sorpresa, che lascerà senza parole la protagonista (e il libro stesso, che si conclude con la sola immagine) nell'ultima pagina. 

senza di me

Gek Tessaro accompagna i suoi disegni inconfondibili con una scrittura come sempre attenta, curata, ben strutturata nel ritmo e nella metrica, mai scontata nel lessico (considerando che il libro, nella sua semplicità, può essere proposto già a due anni).
Cartonato, resistente, si presta ad essere sfogliato in autonomia dal bambino, che pur non potendo godere da solo delle rime, può comprenderne la storia.

La papera rispecchia il sentire egocentrico di ogni bambino, che quando arriva il giorno del suo compleanno si aspetta che il mondo intero lo festeggi.

Senza di me ha la sua forza nell'iterazione di una situazione (in ogni pagina, la papera rivive la medesima frustrazione, acuendo i propri sentimenti) e nella soluzione finale: il lettore scopre che aveva ben colto la leggerezza della narrazione, perché la realtà non è quella che sembrava e, come a volte accade davvero, si rivela una bella sorpresa.


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