Gli amici sono una risorsa preziosa, una delle più grandi ricchezze della vita, ma, come ogni relazione interpersonale, anche l'amicizia ci pone di fronte a compromessi, incomprensioni, piccoli battibecchi.
Poi ci sono gli amici immaginari: quelli almeno sono perfetti e fanno sempre tutto quello che vogliamo noi. O forse no?


In Merenda con gli indiani di Delphine Bournay, gli amici immaginari giocano ad Anita qualche brutto scherzo.
Il papà la chiama per la merenda, mentre lei sta giocando con Powa e Pawo, due pupazzetti di pellerossa. Prima della merenda, però, deve sistemare i suoi giochi, e prova a farlo con la forza della magia.


In una svolta a metà tra gli incantesimi di Mary Poppins (Basta un poco di zucchero...) e il viaggio nell'immaginazione di Nel paese dei mostri selvaggi di Sendak, Anita si ritrova in un isola deserta, dove i suoi pupazzi hanno preso vita.

I due, però, non sembrano molto collaborativi e, anzi, iniziano a canzonarla, facendo il verso a quello che dice.



Anita deve capire da sola che se vuole mangiare i bignè preparati dal padre dovrà uscire dalla sua bolla fantastica e darsi da fare, da sola.

Nel secondo dei due episodi narrati nel libro, Anita sta guardando un western con il papà, ma le scene di azione e violenza le mettono paura, e quando si tratta di andare a dormire "vede indiani dappertutto".

Ancora una volta, i suoi pupazzi Powa e Pawo prendono vita, ma anziché aiutarla la inquietano ancora di più, fino a spingerla nel letto del papà (che però, lo sappiamo, era da subito il suo obiettivo).



Merenda con gli indiani gioca sul filo sottile tra paure e immaginazione, facendoci entrare in un mondo mentale che però sfugge al controllo della protagonista, che ancora non ha pieno controllo della propria emotività.
È un libretto di piccolo formato, della collana Superbaba, la nuova linea editoriale di Babalibri dedicata ai primi lettori, con titoli semplici scritti in stampatello maiuscolo o minuscolo.

Nel libro, vediamo Anita avere a che fare solo con il suo papà: una visione oltre gli stereotipi di un ruolo genitoriale moderno.

Merenda con gli indiani, dedicato a un pubblico che si affaccia alle letture in stampatello maiuscolo, alterna testi brevi a fumetti, per rendere la lettura ancora più semplice. Anche la scansione in due storie stimola la motivazione del lettore alle prime armi, che può raggiungere un primo traguardo già a metà del libro.
Come tutti i titoli della collana, anche questo è accompagnato da un "dossier pedagogico", che si trova sul sito di Babalibri, con proposte di lavoro piuttosto eterogenee tra loro (dall'esercizio lessicale alla ricerca scolastica), a mio parere un po' troppo standardizzate e generiche per risultare davvero incisive e interessanti.

Ma anziché cercare i verbi o il lessico nuovo nel testo, io ho preferito costruire un copricapo indiano.
Ho preso una striscia di cartone sottile, della carta colorata e alcuni stuzzicadenti (normali, per un copricapo a misura di bambola. Se ne volete uno per carnevale, usate stuzzicadenti da spiedino).

Ho ritagliato diverse sagome a forma di piuma (applicando dei tagli ai bordi per renderle più realistiche) e le ho incollate a due a due, con lo stuzzicadenti in mezzo.
Ho poi inserito le piume così ottenute infilando la parte sporgente dello stuzzicadenti tra i buchi nello spessore del cartone, fermandole con un po' di colla.


Con due tagli opposti alle due estremità, da infilare l'uno nell'altro, ho chiuso il copricapo.


Così proprio tutti possono giocare a fare gli indiani.



Purché alla fine i giocattoli si mettano a posto, con o senza magia.


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