La domanda nasce inevitabile in chiunque ami una qualsiasi forma d'arte e stia crescendo dei figli: si può educare alla bellezza?
Può l'esposizione a bei libri, con bei testi, belle immagini e una grafica curata, far nascere in un bambino uno spirito critico che lo aiuti a sviluppare il gusto per la buona letteratura (e magari anche per la buona scrittura)?
E come è fatto un albo illustrato "bello"?



Mi sono posta queste domande molte volte. E per cercare di dar loro una risposta ho studiato, cercato, testato, curiosato, letto, e ho fatto tesoro delle indicazioni e dei suggerimenti di chi ne sapeva più di me, come una fantastica insegnante del corso per volontari Nati per Leggere e un'altrettanto fantastica bibliotecaria in un ciclo di incontri per lettori e genitori.

Ed è così che ho stilato una lista, non esaustiva e rigorosamente poco rigida, di caratteristiche che un bel libro dovrebbe avere o non avere, e che dovrebbero orientare la scelta su uno scaffale di libreria.

Belli fuori

Cominciamo dall'estetica, dalle cose che un libro ci comunica ancora prima di aprirlo e leggerne il contenuto. Come riconoscere un albo di qualità?

  • Non ha strass e glitter.
Pensateci: è come una donna con troppo trucco. Il dubbio che ci sia qualcosa da nascondere ci viene, no? (disse Elisabetta aggiungendo ancora un po' di correttore sulle occhiaie).
Le logiche di marketing spingono molte case editrici a imbellettare le copertine in modo che i bambini ne vengano attratti. Ma se ad attrarre sono più i brillantini del contenuto del libro, se la prima cosa che vedete sullo scaffale sono gli "effetti speciali" e non il titolo o l'illustrazione di copertina, tenetevi alla larga: molto probabilmente la casa editrice pensava che il contenuto da solo non bastasse, o ha selezionato il libro per un pubblico che i libri non li ama.

  • Non ha le ruote.

Stiamo parlando di un libro, giusto? E un libro ha pagine, copertina, risguardi, a volte alette da sollevare, ma di certo non ha ruote.
E non solo per il discorso fatto qui sopra sulle logiche di marketing e sui libri che "si travestono" per mascherare una scarsa qualità di contenuti, ma anche perché per educare un bambino ai libri, è necessario che abbiano forma di libri.
È vero, un bimbo sarà sicuramente attratto da un libro con le ruote, ma lo vedrà sempre per prima cosa come un giocattolo. Si concentrerà sulla sua funzione e non sull'oggetto-libro, con le sue pagine, la sua storia, il suo testo e le sue illustrazioni. Imparerà a divertirsi con il libro per quello che ci può fare, e non per il suo contenuto.

Quindi, se un libro ha le ruote, è una macchinina e non un libro.
Se un libro si gonfia, è un gioco da bagnetto e non un libro.
Se un libro ha zampe e orecchie, è un orsetto e non un libro.
Meglio comprare una bella macchinina, un bel gioco da bagnetto, un bell'orsetto.
Allora non esistono libri gioco? Certo che sì: esistono eccome. Da Un libro di Tullet a Il libro cane o Questo libro fa di tutto di minibombo, o Aiuto, arriva il lupo! di Ramadier e Bourgeau, di libri gioco ce ne sono tanti, vari, coinvolgenti e di qualità. Ma sono libri, appunto. E insegnano a giocare con l'immaginazione, e non con le ruote.

  • Non fa suoni.
Come sopra: un libro non parla e non suona, si fa leggere. Non ha pulsanti, ha la vostra voce.
Perché affidarsi a suoni metallici malriusciti e irreali quando potete essere voi stessi lo strumento?
E se pensate che in questo modo non si possano trasmettere con efficacia i versi, i rumori o la musica, provate a leggere L'uccellino fa..., a raccontare A caccia dell'Orso o a suonare con la vostra voce interpretando Squeak, rumble, whomp! Whomp! Whomp!.
Ogni volta in cui lo farete, non starete solo leggendo, ma starete insegnando a vostro figlio il potere dell'interpretazione, quello dell'immaginazione, quello della magia di un testo. E anche quello dell'amore (perché diciamocelo: voi siete molto meglio di un pulsante elettronico!).


Belli dentro

E adesso apriamolo, questo libro. Come si riconosce un contenuto ben fatto?

  • È scritto "bene".
Già, ma cosa significa scritto bene? 
Significa che utilizza grammatica, sintassi e punteggiatura in modo corretto, e fin qui ci siamo.
Ma significa anche che il testo ha un suo ritmo, una sua musicalità (e se il ritmo si interrompe, c'è un motivo). Che usa un lessico adatto ai bambini ma non per questo banale, senza paura di introdurre qua e là qualche parola "difficile", se il contesto aiuta a comprenderla. Che ha una struttura sintattica chiara e non ambigua. Che, se è in rima, rispetta una metrica e non si limita alle rime "facili", come i verbi all'infinito. Che ha una struttura narrativa comprensibile, senza salti che non siano colmabili dal contesto. 

Un pomeriggio super. Jessixa Bagley, Terre di mezzo Editore
  • È illustrato "bene".
Già, ma cosa significa illustrato bene?
Ok, questa è più difficile (sarà che in Italia si bada più alla cultura della parola che a quella dell'immagine).
Una buona illustrazione ha una complessità coerente con l'età di riferimento del libro (non usa ad esempio sfondi dettagliati e contorni sfumati per un neonato), è espressiva, trasmette lo stato d'animo dei personaggi e infonde sensazioni in chi legge, e soprattutto non è banale o fatta in serie: se trovate un orsetto che vi ricorda le decorazioni delle bomboniere o le copertine dei vostri quaderni di scuola, be', con tutta probabilità quella non è una buona illustrazione.
Illustrare bene non significa essere realistici, ma trasmettere qualcosa: meglio un segno all'apparenza maldestro e impreciso ma la cui imprecisione è espressiva, piuttosto che una perfetta imitazione della realtà, che resta sempre e comunque un'imitazione e basta.

  • Ha un rapporto non scontato tra testo e immagini.
Un albo illustrato non è un libro con le illustrazioni.
Parole e immagini dovrebbero lavorare insieme per raccontare una storia, colmando le une le mancanze delle altre (e possibilmente lasciando ancora qualche vuoto da colmare, perché i bei libri lasciano che una parte della storia se la racconti da solo il lettore).
Se le immagini servono solo a far visualizzare la storia a un lettore con poca immaginazione, o se le parole si limitano a descrivere ciò che già vediamo, il libro non sta facendo un buon lavoro.
È naturale che gli albi per i bambini più piccoli siano più esaustivi e meno aperti alle inferenze, ma diffidate sempre da quelli in cui il rapporto immagine-parola è un semplice 1:1.
(Una riflessione più approfondita sul rapporto tra testo e immagini in un albo l'avevo fatta in questo post.)

Questo non è il mio cappello, Jon Klassen, Zoolibri
  • Non usa stereotipi.
Se aprendo un libro trovate la mamma casalinga che cucina la torta, il papà sempre assente perché va a lavorare e magari figlio maschio che gioca con le macchinine mentre la femminuccia mette a nanna le bambole, richiudetelo e rimettetelo sullo scaffale.
Se presi in piccole dosi gli stereotipi aiutano la comprensione e sono necessari alla comunicazione e alla sintesi (quando vediamo un uomo con uno stetoscopio al collo comprendiamo subito che si tratta di un dottore), ma quando diventano l'asse portante di una storia, probabilmente qualcosa non va.
Una storia basata sugli stereotipi denota una scarsa immaginazione dell'autore e non rende nemmeno un buon servizio al lettore (e tantomeno alla sua coscienza sociale). Per essere credibile, un personaggio non può appiattirsi su un'immagine preconfezionata.
E anche se sembra paradossale, è molto più difficile identificarsi in un personaggio piatto e semplice piuttosto che in una "persona" con le sue sfaccettture, anche se diverse dalle nostre.
(Sui libri anti-stereotipi di genere trovate una mia riflessione qui).

  • Non riduce.
I tre moschettieri per un bambino di quattro anni, il giardino segreto per una bambina di cinque
(non parliamo poi del Piccolo Principe letto a bambini di età prescolare o poco più): a chi servono davvero? Ai bambini o ai genitori che hanno fretta di farli crescere? O forse solamente ai bilanci delle case editrici che li pubblicano?
È comprensibile: chiunque abbia molto amato un libro da bambino non vede l'ora di farlo conoscere ai figli. Ma che fretta c'è?
Se vi siete innamorati di una storia o di un testo, li avete amati per la loro ricchezza e in tutta la loro potenza espressiva, non certo per il mero elenco delle azioni compiute dai personaggi.
Che senso ha allora cercare la riduzione di un testo adattato a un'età diversa da quella alla quale era originariamente rivolto?
Che senso ha appiattire il linguaggio, eliminare sfaccettature, edulcorare scene dal forte impatto emotivo? Nella grande maggioranza dei casi, chi pubblica una riduzione lo fa unicamente per logiche di mercato e non certo per ragioni letterarie.
Impariamo l'arte della pazienza (non cerchiamo sempre di insegnarla ai bambini?) e aspettiamo il momento giusto per proporre ai nostri figli i libri nella loro versione completa e originale. Ci sono centinaia di bei libri perfetti per la loro età, ora, da non lasciarsi sfuggire.

  • Non è "tratto da"
Gli scaffali delle librerie (non tutte, per  fortuna) sono zeppi di libri tratti da cartoni, film o addirittura giochi per bambini.
Nella maggior parte dei casi, si tratta di riduzioni delle stesse storie già viste in tv o al cinema; storie quindi che hanno un testo pensato per essere interpretato e recitato in un dialogo e un linguaggio visivo nato per essere animato su uno schermo.
Il cartone animato d'origine può anche essere un bellissimo cartone animato, ma questo non significa che ne possa nascere un buon libro. Sarebbe come pensare che da un'ottima lasagna possa essere ricavato un buon gelato.
Il risultato è piatto, spesso anche poco chiaro (ho visto libri la cui trama non era comprensibile senza aver visto il cartone animato originale, perché molte cose erano lasciate sottintese).
Ai bimbi piacciono? Certo: tutti noi troviamo piacevole e rassicurante rifugiarci in ciò che ci è già noto e familiare. Ma forse è meglio esporli a materiale migliore, in modo che a diventare familiari siano anche albi e autori di qualità.

  •  Non insegna.
Aspettate, non è vero: un libro insegna sempre qualcosa. Insegna ad apprezzare la nostra lingua, insegna lo humour, insegna che esistono mondi diversi dal nostro, insegna il valore della diversità, insegna a riconoscere e gestire le nostre paure e potrei andare avanti praticamente all'infinito.
Paradossalmente i libri che meno insegnano sono quelli fatti "per insegnare".
Li potete riconoscere subito: hanno esattamente la storia che ti aspetti leggendo il titolo e una morale evidente, spesso scritta senza mezzi termini.
Sono libri in cui il protagonista è un bambino che fa qualcosa che non va (fa ancora la pipì nel pannolino, è geloso della sorellina, non mangia gli spinaci, non si lava i denti), poi succede qualcosa e il bambino impara a fare la cosa giusta. In sostanza, libri che vogliono ricreare una situazione in cui molti bimbi si trovano, e fungere da scorciatoia per genitori che non sanno bene come affrontarla.
Ancora una volta, si tratta di libri che rispondono a logiche di mercato e non artistiche.
Libri del genere non solo non educano alla bellezza letteraria, ma non rendono nemmeno bene il servizio per il quale sono nati, per una serie di motivi:
  1. Il bambino non si identifica. Pensate davvero che un bambino per identificarsi abbia bisogno di vedere una situazione identica a quella che vive? Tutt'altro. Un bambino sa identificarsi perfettamente in un leone, una farfalla, una foglia, ma se vede una casa che è una casa ma non la sua, un bambino che è un bambino ma è diverso da lui, una mamma che è una mamma ma non parla proprio come la sua, allora tenderà a notare più le differenze che le similitudini.
  2. Il bambino sente "puzza di morale". "Ah, ok, adesso la mamma tira fuori quel libro perché vuole che anch'io impari a fare così". Credete davvero che non se ne accorgano?
  3. Il bambino si annoia. È confermato da numerose ricerche condotte da neuroscienziati: l'apprendimento viene attivato in modo molto più efficace attraverso l'emozione. Ciò significa che se un bambino si diverte, si commuove, ha paura o si stupisce impara molto di più e molto meglio. Ecco perché un bel libro insegna sempre di più di un "libro per insegnare".
In fondo le stesse cose possono essere raccontate in mille modi diversi. Il difficile percorso verso il vasino e l'autonomia può diventare il viaggio di un uccellino, e anche un pinguino inventore può aiutare a superare le proprie paure.


Io vado, Matthieu Maudet, Babalibri
Ultima regola: ogni regola ha le sue eccezioni. Non applicate con rigidità i criteri che vi ho dato, e soprattutto non vietate ai bambini un libro che desiderano solo perché non è un libro di qualità.
Semplicemente, non stancatevi mai di mostrare e proporre loro cose belle.
Non arrendetevi mai a popolare di bello il regno della loro fantasia.



In questo post abbiamo nominato questi libri (belli):

                    

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