Tanto di cappello

Non so voi, ma io da piccola sognavo la bacchetta magica che trasformava Yu in Creamy (l'indicazione di questo cartone animato potrebbe fornire indicazioni sulla mia età anagrafica, ma voi ignoratele), oppure, qualche anno più tardi, di trovare "quel" libro, con l'Auryn sulla copertina, che mi proiettasse verso Fantasia.

L'oggetto magico, quello in grado di cambiare la vita, è uno degli elementi cardine di molte fiabe, proprio per il suo indiscutibile fascino. L'idea di trovare in qualcosa di esterno da noi un elemento risolutivo, ha una forte attrattiva sui bambini, anche se forse crescendo le cose cambiano. Da ragazzi e da adulti impariamo a riconoscere l'importanza della soddisfazione personale, dell'orgoglio di farcela con le nostre forze e grazie ai nostri talenti, anche se la quantità di persone che gioca ai vari gratta e vinci forse dimostra che l'oggetto magico delle favole non smette mai di sembrarci desiderabile.

Il cappello
 

Il cappello di questo albo è proprio questo. Tomi Ungerer, come faceva spesso nelle sue opere, mette in scena una "fiaba tranquilla", che espone infatti come in una cronaca, senza stupirsi di fronte alle cose più strane.

Edito da Biancoenero edizioni nella nuova collana Doppio passo, nata con l'intento di "far incontrare diverse generazioni di lettori", Il cappello è in effetti una di quelle storie antiche e moderne al tempo stesso. In essa vediamo questo cilindro (un cappello magico, in fondo, che altra forma poteva avere?) volare via dalla testa di un ricco signore per  arrivare fino a un senzatetto, reduce di guerra.

Il cappello

Il cappello mostra subito le sue doti, rendendo ricco e fortunato il suo proprietario, ma non con modalità truffaldine o attraverso soldi "facili" come quelli di una lotteria. Il cappello, al contrario, sembra animato da uno spirito altruista: si lancia in operazioni di salvataggio improvvisate, fa l'eroe.

L'oggetto magico non porta soldi, porta piuttosto la capacità di guadagnarli attraverso gesti gentili e la riconoscenza delle persone aiutate.


Il cappello


Grazie al suo cappello, il senzatetto conosce anche l'amore, e l'albo giunge a un finale circolare, non del tutto inaspettato, ma sicuramente "giusto".

La ricchezza, in questo albo, non è sinonimo di avarizia, ma al contrario: è una condizione che si raggiunge attraverso atti di gentilezza, come se chi fa del bene richiamasse il bene su di sé. Il cappello sembra a questo punto soltanto un tramite, un mezzo per cogliere questa verità. Il resto, lo fa tutto la nostra disposizione d'animo.


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