"Per essere perfetta le mancava solo un difetto", disse Karl Kraus in un suo celebre, arguto aforisma.
Adoro i paradossi, soprattutto quando nascondono delle verità.

tre casi per l investigatore wickson alieni

Ed è proprio da un paradosso che nasce il protagonista di questo libro, Wickson Alieni, un investigatore che ha una particolarità: non avere nulla di particolare.
E siccome non ha nulla di particolare, passa sempre inosservato, così inosservato che riesce a spiare, senza essere visto, i piani dei più terribili furfanti della città.

Inizia così, con questa curiosa presentazione, Tre casi per l'investigatore Wickson Alieni, breve romanzo di Luca Doninelli che nel 2019 ha vinto il premio Strega.

tre casi per l investigatore wickson alieni

 Prima di entrare nel vivo dell'azione, l'autore introduce i personaggi, tutti a modo loro assurdi: tra essi, il commissario che ha un solo capello di nome Filippo (no, non ho usato una sintassi sbagliata: Filippo è proprio il nome del capello, non quello del commissario) e che passa tutto il giorno dal barbiere, oppure la signora Gialtruda, che nel suo sgabuzzino nasconde le cose più assurde, come mitragliatrici, battelli a vapore e macchine rovescia-cielo. 
E poi c'è Londra: anch'essa, a modo suo, è un personaggio. È qui che si svolgono i tre casi narrati dal libro, ma più che fare da sfondo, Londra ne diventa il tema portante. Il libro è infatti pervaso da un incessante umorismo basato sugli stereotipi inglesi e londinesi.

Non a caso, i tre furti messi in atto dai due cattivi di turno (sempre gli stessi, perché nel microcosmo di Wickson Alieni non c'è spazio per altri personaggi) riguardano tre elementi fortemente legati all'immagine tipica di Londra: nel primo racconto vengono rubate le nuvole, nel secondo le aringhe, nel terzo addirittura le cinque del pomeriggio, l'ora tradizionale del te'.

Surreale è la risoluzione di ogni caso, che in realtà è già risolto in partenza, o quasi: la caratteristica di Wickson Alieni, quella di passare inosservato, gli permette infatti di presenziare alle riunioni dei malvagi di turno senza essere notato, tanto da porre addirittura ai propri antagonisti delle domande dirette ("Perché volete rubare le nuvole di Londra?") alle quali costoro rispondono senza accorgersi di lui.

tre casi per l investigatore wickson alieni

È evidente quindi che Tre casi per l'investigatore Wickson Alieni non fonda la sua attrattiva su misteri e suspence: l'aspetto investigativo è soltanto un espediente per tratteggiare personaggi, vicende e situazioni surreali.
La scrittura ha una vena umoristica manifesta e molto riuscita, con appena qualche nota inelegante, negli appellativi offensivi che a volte si scambiano i protagonisti.
Le poche illustrazioni alleggeriscono un testo già di per sé molto scorrevole, senza apportare molto di nuovo. La lettura è un susseguirsi continuo di sorprese, trovate, assurdità irresistibili, in cui la voce del narratore è molto presente e si fa complice del lettore, ammettendo anche, a volte, la propria ignoranza su alcuni fatti.

Tra le righe, lo humour assume a tratti delle note di satira sociale: il cattivo Milton Bobbitt, ad esempio, è così inglese che odia gli inglesi perché non sono abbastanza inglesi, per non parlare dei giornalisti, che sono sempre gli ultimi a sapere le cose, perché stanno sempre chiusi nella redazione del giornale.

Il rischio della ripetizione, dato dalla proposta di tre casi apparentemente così simili tra loro, è abilmente superato dall'introduzione di nuovi elementi, di piccole apparenti contraddizioni che trovano sempre una spiegazione coerente (seppur surreale) o dal continuo alzarsi dell'asticella dell'assurdo.
Finito il libro, vi verrà voglia di continuare a ridere, di prenotare un aereo per Londra, o perlomeno di bervi un buon tè. Sempre che qualcuno non vi abbia rubato le cinque del pomeriggio.


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