L'altro lato del distacco

Di storie sul distacco ce ne sono tante: racconti in cui si mostra il bambino che deve uscire di casa per affrontare il mondo là fuori, il primo giorno di scuola, la prima gita.

A volte, forse, sarebbe interessante cambiare in qualche modo prospettiva.

Truman

È quello che mi sembra fare Truman, albo di di Jean Reidy e Lucy Ruth Cummins edito da Lapis, che affronta il cambiamento da un punto di vista inedito: quello di chi resta a casa.

Truman

Truman è una piccola e dolce tartarughina che vive con la sua amica umana, Sara.
La sua esperienza sul mondo è molto limitata: la casa dove si muove, preferibilmente portata in giro da Sara, e una finestra da dove guarda la strada e l'autobus numero 11 che passa.

Truman

Poi arriva il giorno in cui Sara esce con uno zaino più grande del solito e le lascia nel piatto più cibo del solito. Nell'albo i numeri – come i sassi nella teca di Truman o i fagiolini che Sara mette nella ciotola – sono indicati in grafica accanto agli oggetti a cui corrispondono, per assecondare il vezzo di molti bambini di ricontare sull'illustrazione gli oggetti nominati dal testo. Contare diventa per Truman, e il bambino che ascolta le sue avventure, un aggancio alla realtà, una prova della correttezza di ciò che ascolta.

Truman

Truman, insomma, resta solo, perché Sara quel giorno inizia la scuola materna, e si allontana prendendo proprio quello stesso autobus che la tartaruga vede dalla finestra. Il testo non lo dice mai esplicitamente, contribuendo all'immedesimazione con la tartaruga e con il suo spaesamento di fronte a una situazione nuova.

La casa, tutta da esplorare, sembra improvvisamente enorme, perché a passo di tartaruga non ci si muove molto velocemente. Si avverte un senso di libertà, di crescita e cambiamento, accanto ai tanti timori della piccola protagonista, e il ritorno di Sara sarà un momento di rassicurazione ma anche di orgoglio per aver affrontato quel momento da sola.

L'aspetto più interessante di Truman è proprio questo rovesciamento: a temere il distacco non è la bambina che inizia l'asilo, ma il suo animaletto che resta a casa. Le emozioni che vive il piccolo Truman sono molto simili a quelle di un bambino al momento del distacco dalla mamma, ma il focus del racconto è traslato, proiettato altrove.

La bambina resta un personaggio comprimario, che non ha paura della novità che affronta, ma le va incontro con gioia. Questo doppio piano del racconto consente di rassicurare il piccolo lettore mettendo in luce la positività del percorso di inizio della scuola (che vediamo attraverso Sara), ma anche confortandolo su quanto sia naturale avere dei piccoli timori, gli stessi che avverte il piccolo Truman.

Il bambino che legge questa storia è contemporaneamente Sara e Truman, è una persona che cresce e va incontro alla scuola e al tempo stesso un essere che si sente abbandonato e ha paura. I due personaggi sono soltanto due sfaccettature dell'animo di chi vive un cambiamento: due pulsioni che, come Sara e Truman, a volte si allontanano e a volte convivono, senza per questo essere in contrastro tra loro.


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