Una delle tante sfide che accomoagnano l'educazione di un figlio è quella di insegnare la complessità in modo semplice: spiegare a qualcuno che di natura tende a polarizzare ogni cosa che non tutto è bianco o nero, allenare chi di natura è egoriferito a mettersi nei panni degli altri.

Che poi, a dirla tutta, anche noi adulti facciamo una bella fatica, ogni tanto, a non giocare al buono e al cattivo, o a provare a comprendere le ragioni altrui. Ci avete mai fatto caso a cosa si è scatenato attorno all'olio di palma? È scoppiata una guerra dicotomica tra pro e contro, abilmente sostenuta anche da chi ha sfruttato la bagarre a scopi di marketing, e che ha lasciato poco spazio all'approfondimento delle cause e delle motivazioni.

Perché vi parlo proprio di olio di palma? Subito ci arriviamo.

un orango nella mia cameretta

C'è un orango nella mia cameretta, nuova uscita di Editoriale Scienza, scritto da James Sellick e illustrato da Frann Preston-Gannon inizia, come il titolo lascia presagire, con una bimba che entrando in camera, trova un orango.
È un orango cucciolo e ci fa sorridere, perché si comporta proprio come farebbe un bambino: gioca con i suoi giochi, usa le sue scarpe.

un orango nella mia cameretta

Ma si accanisce in modo particolare su alcuni prodotti, come lo shampoo e il cioccolato.

un orango nella mia cameretta

La bambina, arrabbiata, lo manda via, ma non prima di chiedergli spiegazioni.
È qui che il racconto si rovescia e, con una perfetta simmetria, l'orango racconta:

C'è un umano nella mia foresta
e io non so che fare.
Ha distrutto la mia casa,
cibo e shampoo ne vuol fare.

un orango nella mia cameretta

E così viene introdotto in modo inaspettato ma molto efficace il tema della deforestazione e della distruzione di molti habitat causata dalla produzione (ecco il punto) dell'olio di palma.
L'idea alla base di tutto l'albo è un semplice cambio di prospettiva che ci fa vedere le cose dal punto di vista dell'orango.

C'è una chiave molto forte, nelle illustrazioni: gli occhi dei due protagonisti.
Sono occhi bambini, entrambi stupiti di fronte all'invasione di una specie straniera nel proprio territorio. Sono occhi uguali. Disegnati allo stesso modo, si scambiano sguardi di reciproca comprensione.
Immedesimarsi nell'orango e capirne il dramma diventa così naturale.

Il ritmo del testo, nonostante le rime un po' ingenue (con moltissimi -are / -are), aiuta a percepire la struttura simmetrica della narrazione e a rafforzare il messaggio sotteso: non è giusto distruggere la casa di qualcun altro.

La bambina di C'è un orango nella mia cameretta inizia così una mobilitazione, coinvolgendo i suoi amici, scrivendo petizioni, sensibilizzando sul tema quante più persone può, e al termine del libro, nato in collaborazione con Greenpeace, ci sono alcune pagine di approfondimento sugli oranghi, la produzione dell'olio di palma e qualche suggerimento per fare la propria parte parlando del tema ai propri amici e scrivendo alle aziende che utilizzano questo ingrediente.

un orango nella mia cameretta

Una nota di merito di C'è un orango nella mia cameretta è che non riporta mai facili accuse sul fatto che l'olio di palma faccia male alla salute, né suggerisce che sia necessariamente da evitare.
Sottolinea invece il suo impatto ambientale, e l'importanza di ricavarlo da coltivazioni sostenibili e responsabili.
Non crea insomma un nemico che è cattivo a 360°, ma spiega perché e in che cosa lo è, senza inutili demonizzazioni.

La lettura di questo albo può trasformarsi (per i più grandicelli che sanno già leggere) in un'interessante attività di approfondimento sugli ingredienti ma anche sui claim pubblicitari che si trovano sulle confezioni.

un orango nella mia cameretta


Quanti prodotti utilizzano l'olio di palma?
Quanti dichiarano di non utilizzarlo?
Quanti invece specificano l'utilizzo di olio di palma "da coltivazioni responsabili"?
Per districarsi nella selva della comunicazione sui prodotti, bisogna imparare anche a disboscare la informazioni fuorvianti.


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