Chi ha inventato l'espressione "dormire come un bambino" evidentemente non aveva figli.
A meno che per "dormire come un bambino" non intendesse "svegliarsi almeno un paio di volte per notte, lanciare qualche frase scomposta, compiere una rivoluzione completa attorno al proprio asse e nel frattempo tirare manate a destra e a manca".
Molto meglio, per rendere l'idea, parlare di "dormire come un ghiro". Oppure no?


Susanna Isern, autrice di I sette letti di ghiro, pubblicato in Italia dalla casa editrice spagnola NubeOcho, non la pensa così.
L'albo narra le vicende di alcuni animali di Bosco Verde.


Un giorno, Coniglio si alza e trova il piccolo Ghiro che dorme nella sua serra delle carote.


È poi la volta di Pettirosso, che il giorno seguente lo trova addormentato nel cassetto delle cravatte, e di Cervo, che lo scopre rannicchiato tra le sue corna.


Ogni notte, il piccolo Ghiro occupa un letto diverso. Gli animali decidono di affrontarlo: non può entrare nelle case così di nascosto!
Ma il piccolo Ghiro ha paura di dormire da solo. Così tanta paura che, una volta cacciato dagli amici di Bosco Verde, corre il rischio di andare a dormire a Bosco Grigio, a casa del Lupo.
Quando gli amici se ne accorgono, lo salvano dal predatore e decidono che dormirà a turno da ognuno di loro. Così, il piccolo Ghiro riuscirà a riposare sereno, senza mai svegliarsi, finché un giorno il ghiro non avrà più bisogno delle case degli altri (ma non vi svelo il perché).



La storia di I sette letti di ghiro, così vicina ai pensieri e alle sensazioni di tanti bambini, è arricchita dalle preziose immagini di Marco Somà, Premio Andersen 2019 come miglior illustratore.
Il suo segno poetico, le invenzioni ironiche e fiabesche, come la casetta del topo a forma di formaggio, le atmosfere a volte oniriche e alcuni tratti inconfondibili, come le corna fiorite del cervo o l'eleganza retrò dei protagonisti, tra cravatte, vestaglie e tazze da tè, regalano all'albo un fascino megico e fiabesco.


I sette letti di ghiro racconta una storia di animali ma parla di bambini: del loro bisogno di contatto, del loro sonno così disturbato, che però trova pace accanto a qualcuno che li rassicura. Racconta anche un'evoluzione inevitabile, che rende più semplice all'adulto comprendere le "invasioni di campo" nel lettone: il bambino crescerà, non avrà sempre bisogno di dormire con noi.
Godiamoci il momento (per svegliarci meglio, c'è sempre il caffè).


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