Avanti il prossimo!

C'è la noia dell'attesa, l'ansia per quello che sta per succedere, la necessità di stare zitti e buoni per non disturbare le altre persone: le sale d'aspetto non sono esattamente il posto ideale per un bambino, vero?


Con Sono il quinto (edizioni Babalibri), però, Norman Junge ed Erst Jandl riescono a trasformare una sala d'aspetto in un territorio di emozioni, misteri e giocattoli.
L'albo, in formato orizzontale, vede a sinistra pagine bianche di solo testo (davvero essenziale) e a destra pagine illustrate, piene, dal colore intenso.


Quella che vediamo è una sala l'attesa. È cupa, spoglia, illuminata soltanto da un lampadario che oscilla, quasi fosse vivo, ogni volta che la porta si apre.
Allineati sulle sedie, timorosi, siedono cinque giocattoli un po' ammaccati. Non si parlano tra loro.
L'unica voce che sentiamo è quella del piccolo Pinocchio dal naso rotto. Capiamo che è lui soltanto perché dice

sono il quinto


Uno alla volta, i giocattoli entrano. Dalla porta esce una luce calda, ma non si vede cosa c'è dentro.
È alto il senso dell'attesa, del mistero.
I visi dei giocattoli passano dal timore alla perplessità, con qualche sorriso ogni tanto. Sembrano farsi più nervosi man mano che si avvicina il loro turno.


La voce del piccolo Pinocchio non commenta, non si esprime, fa solo un conto alla rovescia, scandisce l'ordine di entrata:

porta aperta
esce uno
l'altro dentro


Dalla porta i giocattoli escono aggiustati e sorridenti. Per i bimbi è anche un gioco delle differenze: com'è ora il giocattolo? com'era prima?

In Sono il quinto non c'è un vero e proprio colpo di scena finale (questo deluderà forse i lettori più grandicelli), soltanto un dottore sorridente che aspetta dietro la porta, quando il turno del piccolo Pinocchio è arrivato e finalmente può vedere oltre quel varco che era rimasto fuori dalla sua portata.
Ma il tono di voce del giocattolo, che dà del tu al medico, il sorriso del dottore e i tanti nasi di ricambio che aspettano di essere usati sono in qualche modo rassicuranti, così come il colore, ora caldo, che si contrappone all'atmosfera tetra della sala d'attesa.

Passa il messaggio che a volte è l'attesa il momento peggiore, e che quel che viene dopo spesso è più semplice di come pensiamo.
Passa una sensazione di comprensione verso tutti quei sentimenti che possono attraversare l'animo prima di una visita: se anche i giocattoli contano "quanto manca", e scrutano, e si preoccupano, probabilmente è normale così.
E soprattutto passa il senso del gioco, dell'osservazione, della rilettura per scoprire nuovi dettagli.

E l'attesa del dottore, improvvisamente, diventa magia.

E a casa, ce l'avete qualche giocattolo rotto o malato? Per finta, s'intende.
Se volete allestire un reparto ortopedicoludico, ecco come preparare

il gesso per giocattoli


Basta della garza, un contenitore, e, come nelle migliori tradizioni, lei: la colla vinilica. Fatto? ;)



Nel contenitore, diluite la colla vinilica con un po' d'acqua.
Prendete poi la bambola fratturata (possibilmente di plastica: i peluche potrebbero danneggiarsi irrimediabilmente) e avvolgete l'arto con un po' di pellicola per non rovinarlo.


Come dei veri dottori, intingete ora le garze nella colla e avvolgetele attorno alla pellicola.
Ora, lasciate asciugare il finto gesso finché non si sarà indurito.


Si accettano anche autografi.

PS: altri strumenti medici fai da te li trovate in questo mio vecchio post, in cui parlavo di Buongiorno dottore, sempre di Babalibri.

 

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