Chi ha paura di un topo?

Le cose che non conosciamo a volte ci fanno paura proprio perché non le conosciamo.

Tuttavia, le cose che non conosciamo potrebbero anche non farci paura affatto, proprio perché, non conoscendole, non ci rendiamo conto di quanto possano essere paurose. 

Max il coraggioso

 È un concetto difficile? 

No, è l'idea creativa su cui si regge Max il coraggioso di Ed Vere (quello di Il mostro della buonanotte, uno dei primi libri di cui avevo parlato nel blog), uno spassosissimo albo che Lapis ha riportato di recente sul mercato italiano dopo quale anno di assenza.

Max il coraggioso mi ha conquistato ancor prima di leggerne la storia per la sua grafica coloratissima, ma al tempo stesso dotata di una pulizia e di una sintesi perfette.

Ogni pagina ha un colore diverso e su ognuna si stagliano i protagonisti, che sono quasi tutti neri e con pochi dettagli colorati. L'effetto di forte contrasto è particolarmente attraente e allegro.

E poi c'è Max, un gattino piccolo e tenero che però non vorrebbe essere piccolo e tenero: lui sogna di essere grande e coraggioso.

 Max il coraggioso

E così decide di dimostrare il proprio coraggio andando a caccia di topi. Peccato che Max non sappia affatto come è fatto un topo, e da qui nascono i diversi siparietti che si susseguono pagina dopo pagina, dove il candore di Max strappa un sorriso al lettore, grazie anche al ritmo perfetto della narrazione.

Max il coraggioso

Finché Max il topo lo incontra davvero:

"Ciao, Sei per caso tu, Topo?"
"Chi, io? No, certo che no. Io sono Mostro!" squittisce Topo.

C'è una soluzione comica potente in quello "squittisce Topo", in cui la voce narrante si finge neutrale nell'esporre la realtà oggettiva dei fatti, mentre rovescia quello che il topo aveva appena detto.
 
Per salvarsi la pelle, il topo poi indica a Max un enorme mostro verde, indicandolo come topo (d'altra parte Max un topo non lo aveva mai visto!) e questo stratagemma porterà a ulteriori momenti di ilarità.

Max il coraggioso
 
Max il coraggioso trova  la chiave del suo meccanismo comico e narrativo in questa differente focalizzazione tra il protagonista, che si lascia raggirare ingenuamente, e il lettore, che si avvede di questo raggiro ed empatizza con il protagonista, pur non potendolo avvertire di come stanno realmente le cose.

Un topo può fare paura anche ai più impavidi, specialmente se è grande, verde e... non è un topo.



 

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