Mio, mio mio (e di nessun altro)!

Non stupisce che esistano tanti libri sulla condivisione e sul senso di possesso dei bambini: desiderare un gioco tutto per sé è qualcosa di fisiologico, tutti ci passano. E tutti, in questa fase, fanno passare dei momenti complicati ai genitori che devono gestire questa loro pretesa.

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Tuttomio! (link affiliato), albo delle svedesi Klara Persson  e Charlotte Ramel, pubblicato in Italia da Beisler con la traduzione di Samanta K.Milton Knowles, si inserisce in questo filone, raccontando una storia di possesso e condivisione in una chiave così iperbolica da diventare divertente e rassicurante.

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Inizia così: la mamma annuncia a Sally che un amico, Nico, verrà a casa a trovarla, e Sally subito si preoccupa del suo giocattolo preferito, uno scoiattolo, che è suo e basta e nessun altro ci può giocare. La mamma offre una soluzione: chiuderlo nell'armadio, così resterà fuori dalla portata di Nico. Sally però utilizza questo suggerimento in modo un po' troppo estremo.

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Uno alla volta, ficcherà dentro l'armadio tutti i suoi giocattoli, e non solo, anche il resto della casa e perfino la stessa mamma, che – ovviamente – è solo sua!

Questa escalation, narrata con il tratto dall'ispirazione infantile di Charlotte Ramel, è resa ancora più curiosa dall'impostazione grafica di alcune pagine, gestite come un paginone unico e verticale: bisogna ruotare l'albo di 90 gradi per leggerle, il che rende la lettura ancora più divertente e giocosa.

L'iperbole ha qui, credo, una doppia funzione: più superficialmente, quella di rendere il racconto comico e attraente, ma anche, più nel profondo, di agganciare il bambino senza colpevolizzarlo.
Chi ascolta questa storia si sentirà partecipe dei sentimenti di Sally, perché li ha provati, esattamente identici, ma non avvertirà il peso che hanno gli albi troppo "pedagogici", non sentirà quella vocina che dice "hai capito che non si fa?", perché la piega presa dagli eventi è talmente esagerata e assurda da generare una distanza sufficiente a godersi la storia dall'esterno.

Il messaggio, quindi (perché alla fine, naturalmente, il messaggio c'è) arriva in quella terra di mezzo tra l'identificazione e il distacco, dove il destinatario del libro può trovare strategie per affrontare la propria situazione senza però sentirsi additato.

E ora scusate, vado a togliere dall'armadio le mie penne glitterate che avevo nascosto perché i bambini non ci giocassero.

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