È tornata Stina!
E rivederla è come ritrovare una vecchia amica.


La ricordate? L'avevamo incontrata in TempeStina (di cui vi avevo parlato qui), e ora, nella sua seconda storia, Stina e il capitan fanfarone, la ritroviamo proprio dove l'avevamo lasciata, a casa del nonno, in riva al mare, intenta a giocare con quello che la natura le offre.


Risentiamo i profumi e le atmosfere delle coste del nord Europa, con quei meravigliosi acquerelli che sembrano trasportarci direttamente lì, sul posto. Percepiamo la salsedine, l'aria frizzante, le erbe, il legno e il pesce appena pescato.

Poi entriamo con Stina nella casa del nonno, e rivediamo le sue collezioni di oggetti ritrovati, dai quali inventa i suoi giochi.


Stavolta cerca di fare una barca con una cassetta di frutta, ma non le riesce molto bene.


La vacanza dal nonno porta Stina a godere di un tempo fuori dal tempo, riappropriandosi della libertà, della noia, della creatività e della natura, godendosi la lentezza del tempo d'estate.
Dopo aver giocato, Stina e il nonno vanno a trovare il vecchio amico Axel, detto Capitan Fanfarone, portandogli pane e miele per merenda.

E anche questa volta viviamo un'esperienza spesso estranea ai "nuovi" bambini: il contatto con le vecchie generazioni.

Capitan Fanfarone è un vecchio tornato bambino, che si chiude in sé stesso e poi esplode in potenti entusiasmi.
E, come tutti gli anziani, ha moltissime storie da raccontare. Vere? False? Il nonno di Stina, dalle risposte che dà, sembra non credergli molto, ma Stina lo ascolta rapito.


È il fascino dell'incontro tra generazioni, quello della narrazione non scritta, della vita vissuta, o anche solo pensata. Gli anziani possono diventare un favoloso brano di letteratura, basta saperli ascoltare.

Anche questa volta, Stina ci mostra tutto il fascino di giocare, semplicemente, con ciò che ci offre la vita.


 

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