Do you speak Piripù?

Italiano e friulano: madrelingua. Inglese: discreto. Spagnolo: sufficiente.
Piripù: eccellente.
No, probabilmente non aggiungerò il Piripù tra le competenze linguistiche del mio curriculum, ma a leggere bei libri per l'infanzia succede anche questo: di imparare una lingua nuova. Una lingua inedita, fatta per bambini.

È questo che rende unico Tararì tararera, capolavoro di Emanuela Bussolati per Carthusia Edizioni. Un libro che spesso lascia perplessi e disorientati i genitori che lo devono leggere, perché, per l'appunto, scritto in una lingua che non esiste.
Il fatto è che Tararì tararera (che non a caso ha come sottotitolo "Storia in lingua Piripù per il puro piacere di raccontare storie ai Piripù Bibi") non è un libro da leggere, ma è un libro da recitare, da vivere. Andrebbe scoperto non solo sfogliandolo ma ascoltandolo, magari durante una lettura in biblioteca (in mancanza di meglio, si trovano delle belle letture su YouTube).
È un libro che per esprimersi ha bisogno di essere condiviso.

Ma una volta capito il meccanismo, una volta colto il legame tra quei suoni e la storia, allora diventa irresistibile, e chiarissimo.
Seguiremo la famiglia Piripù come fosse la nostra, divertendoci ed emozionandoci con Piripù Bibi (il più piccolo della famiglia), che si annoia e decide di avventurarsi nel bosco. Ci riconosceremo in Piripù Ma, che ritrovandolo lo abbraccia sollevata ma anche lo sgrida per essere scappato.


E impareremo con naturalezza cos'è un Gonende, o uno Zivisi, e soprattutto cosa significa Rulba, rulba!
La lingua Piripù della Bussolati ha radici onomatopeiche, che insieme alle immagini e agli accorgimenti tipografici, aiutano a trovare il tono giusto, e quindi il significato di ciò che si sta leggendo.
Basta lasciarsi andare ai suoni, al salire e allo scendere e all'ondeggiare delle parole che si muovono sulla pagina e interagiscono con le illustrazioni, per imparare a leggere (o ad ascoltare) Tararì tararera. Bisogna, insomma, lasciar cadere qualche barriera, mettersi in gioco, saltare e cadere e inciamparsi con la voce, e sarà proprio questo a mettere in comunicazione i grandi con i piccoli.

È questa la chiave che rende speciale questo libro: è capace di annullare le distanze tra adulti e bambini. Non c'è più un genitore o un maestro che padroneggia la lingua e la sa leggere di fronte a un bambino che la sta imparando, ma due persone che scoprono insieme un modo di esprimersi, che probabilmente è più vicino al bambino che all'adulto.


L'adulto che legge deve necessariamente spogliarsi di strutture e soprattutto di imbarazzo, interpretare rumori, pianti, suoni, e il bambino ne resterà conquistato.
Tararì tararera (Premio Andersen 2010 nella sezione 0/6 anni) è la dimostrazione che leggere a un bambino è più una questione di relazione e di espressione che di storia.
Non è solo un libro simpatico, con una storia ricca di azione e coinvolgente: è un invito a scoprire le gioie della lettura ad alta voce.

In lingua Piripù, Emanuela Bussolati ha scritto anche Rulba rulba! e Bada... búm.


Tararì tararera

Autore e illustratore: Emanuela Bussolati
ed. Carthusia
36 pagg 
Prima pubblicazione: 2009
 


   

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2 commenti

  1. Cara Elisabetta, ti ringrazio molto di questa bella recensione e di avermi fatto scoprire il tuo blog. Bello condividere letture, invenzioni, navigazioni compulsare e... gatti di polvere. Li conosco bene! ;-)

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    1. Ed è un onore avere qui il tuo commento. :)
      Un caro saluto da me, dai miei figli, tuoi fan appassionati, e da tutti i gatti di polvere. ;)

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