Diventare grandi, diventare piccoli.

Non credo nei "libri medicina": quelli che dovrebbero servire per parlare di un argomento, per affrontare dei problemi, risolvere dei capricci. Quelli con la morale, che insegnano ai bimbi a fare qualcosa. Un libro, per me, deve divertire, appassionare, non avere toni didattici: solo così può davvero insegnare qualcosa.

Non credo nel "libri medicina", dicevo, ma quando ero incinta del Piccolo D ci sono cascata lo stesso. Ho cercato un albo che parlasse al Piccolo T del suo nuovo ruolo da fratello maggiore, di cosa significasse non essere più l'unico bimbo in famiglia. Risultato? Un disastro.
Tutti i libri sul tema raccontavano storie di vita reale (ovviamente diverse da quelle che poi avremmo vissuto realmente, perché ogni famiglia è a sé) e lo schema era più o meno sempre lo stesso: nasceva un fratellino, il bimbo inizialmente contento passava in seguito una fase di odio/gelosia verso il piccolo, per poi scoprire, quando il bimbo cresceva, che avere un fratellino è bellissimo.

Ho parecchi motivi per non apprezzare libri del genere:
  • Raccontano situazioni in modo troppo didascalico. Non c'è astrazione, non ci sono metafore, solo una storia di vita quotidiana raccontata in modo fin troppo quotidiano, come se un bambino potesse immedesimarsi solo in qualcuno che gli assomiglia anziché, come fa ogni giorno, in un drago, un cavaliere, un dinosauro o una fata.
  • Non divertono e non emozionano. Cercano di raccontare dei sentimenti anziché farli vivere, il che, secondo me, è il modo peggiore per comunicarli.
  • Suggeriscono sentimenti negativi nei confronti del fratellino, come se fosse necessario averne.
  • Suggeriscono una soluzione, che però non può arrivare solo perché un libro la racconta. Nessuno può amare perché ha letto che un giorno lo farà.
Questa lunga premessa (scusate) l'ho fatta per dirvi che alla fine, per caso, ho trovato un libro perfetto per un bimbo che sta per diventare fratello maggiore. E, guarda caso, è un libro che non parla affatto di bambini, di fratelli o di sorelle.



Tu (non) sei piccolo è prima di tutto un libro che fa ridere.
È un albo fatto da disegni semplici, con personaggi buffi e curiosi e una sola battuta per pagina. La storia? Eccola: ci sono un mostriciattolo arancione e un mostriciattolo viola che si "accusano" a vicenda di essere, rispettivamente, troppo piccolo e troppo grande.



Entrambi si ritengono normali perché conoscono un sacco di altri mostriciattoli uguali a loro.
("Vedi? Loro sono esattamente come me. Sei tu che sei piccolo!")


A dirimere la questione arriveranno tanti mostriciattoli minuscoli e un mostro gigantesco, che faranno scoprire ai protagonisti che tutto è relativo: "Tu sei piccolo, ma anche grande", con un finale tutto da ridere.

Ecco: secondo me è questa la grande rivoluzione che si trova ad affrontare un bimbo a cui nasce un fratellino. Improvvisamente non è più il piccolo di famiglia. È grande, deve prendersi alcune responsabilità e capire che non c'è spazio solo per lui. Ma resta piccolo, è ancora un bambino che ha bisogno delle coccole e del tempo della sua mamma e del suo papà.

Non c'è stato bisogno di spiegarlo, al Piccolo T. È stato lui stesso a dirmi, una volta, "Io sono grande rispetto a D. e sono piccolo rispetto a te e al papà".
E a quel punto l'ho rassicurato: "Tu sarai sempre il nostro piccolo".

Cosa si può fare di un concetto tanto serio e profondo? Giocarci sopra!
Mi piaceva l'idea di sdrammatizzare il nostro essere tutti grandi e piccoli allo stesso tempo, e così ho trovato su Pinterest l'ispirazione per un gioco in cui tutti possono diventare grandi e piccoli:

Il gioco dei personaggi mattoncini




Per cominciare, si preparano le pedine, stampando e ritagliando le foto di tutti i componenti della famiglia (lo so, il Piccolo D non può ancora giocare, ma ho preparato una pedina anche per lui). Si possono disegnare o stampare anche delle immagini di piccole mani e piccoli piedi.



Ora, aprite la vostra scatola di Lego e iniziate a comporre le pedine. Dovrete attaccare con un po' di nastro adesivo la testa e le mani su un mattoncino e i piedi sotto un altro mattoncino (guardate la figura per capire come attaccarli).
Attaccate tra di loro i due pezzi del Lego e avrete ottenuto le pedine da muovere sulla plancia di gioco.



La plancia di gioco potete stamparla dal mio pdf. In ogni casella troverete un'indicazione: dovrete ogni volta aggiungere o togliere mattoncini al vostro personaggio, attaccandoli tra la testa e i piedi fino a farlo diventare altissimo o bassissimo.
Ci sono delle caselle speciali in cui si regala o si toglie un mattoncino agli altri giocatori o rinunciare a tutti i mattoncini che avete.

Ci si muove sulla plancia di gioco tirando un dado. Il gioco termina dopo un certo numero di giri che avete stabilito all'inizio, altrimenti potete giocare a tempo utilizzando una clessidra o un timer. Vince chi al termine del gioco ha il personaggio più alto.




La nostra prima partita è finita così, con il Piccolo T molto più grande di me. Io ne ho approfittato per fare un po' di capricci e farmi fare le coccole.


   

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2 commenti

  1. La penso come te! Sono Valentina, educatrice nido e libraia.Proprio questa mattina una mamma è entrata in libreria alla ricerca di un libro da leggere per il suo bambino in attesa di un fratellino. Bambino che non mostra assolutamente gelosia, anzi ne è felice. Non me la sono sentita di proporle i libri che ho in questo momento. Come scrivi tu raccontano una quotidianeità che non necessariamente appartiene a tutti. Proverò ad ordinarle Alice e il fratellino nel pancione della mamma. E aggiungerò sicuramente anche questo. La tua lettura mi è piaciuta davvero molto e il gioco è STREPITOSO!!!!

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  2. Grazie! Sono contenta che una persona con la tua esperienza si rispecchi nella mia opinione.
    Evviva i libri che non devono per forza insegnare qualcosa (che poi, alla fine, sono quelli che insegnano di più).

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