Nuvole in scatola
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I bravi divulgatori sono quelli che sanno spiegare in modo sempice le cose complesse.

Quelli ancora più bravi sono coloro che riescono anche a far ridere.

Un giorno nella vita del mondo

È incredibile la quantità di nozioni che riesce a trasmettere Un giorno nella vita del mondo. Tra lo gnu e la pupù ci sei anche tu! di Mike Barfield, illustrato da Jess Bradley (illustratore), un volume enciclopedico al quale difficilmente si riesce a trovare un confine se non uno molto molto ampio: l'ambito di riferimento è quello scientifico.

Già, ma quale scienza? Se la prima parte il libro sembra riferirsi più alla biologia e quindi agli esseri viventi, nel capitolo finale lo sguardo si allarga a fenomeni geologici e meteorologici e fa pure capolino sullo spazio o nella tecnologia di oggetti comuni come l'orologio o la lampadine.

La chiave narrativa è originale e riesce in qualche modo ad abbracciare in modo convincente tutta questa miscellanea di contenuti: raccontare di volta in volta lo svolgersi di una giornata dal punto di vista del fenomeno analizzato. Ogni pagina affronta appunto "una giornata nella vita di...", e se vi sembra che lo spazio di una singola pagina per soggetto sia scarso, vi stupirete della quantità di cose che potrete imparare.

Un giorno nella vita del mondo

I tre macrocapitoli comprendono il corpo umano, il regno aninmale e un più inafferrabile "la Terra e la scienza".  In ogni pagina vengono antropomorfizzati gli oggetti e i fenomeni più eterogenei, chiamati a raccontare in prima persona la propria giornata con una certa dose di umorismo.
Per il corpo umano, ad esempio, a parlare sono cervello. occhio e lingua, ma anche puzzette, brufoli, verruche e colpi di tosse.

Un giorno nella vita del mondo

Più tradizionale il capitolo sul regno animale, che dedica ogni pagina a una diversa specie, ma riesce a trovare sempre una chiave ironica che rende il fumetto non solo gradevole e allegro da guardare, ma anche simpatico da leggere, grazie al tono di voce leggero e scanzonato.

Un giorno nella vita del mondo

Per dare un po' di varietà al format, alle "giornate nella vita di..." si affiancano "paginoni bonus" di spiegazioni e approfondimenti e il "diario segreto di..." (in sostanza molto simile al resoconto delle giornate, ma sviluppato su più giorni).

Un giorno nella vita del mondo Ã¨ un libro da non leggere sequenzialmente, ma da navigare sfogliandolo, lasciandosi catturare di volta in volta dalle immagini più curiose, oppure da aprire in caso di dubbi o ricerche su un argomento specifico, scoprendo sempre un punto di vista inaspettato, un dettaglio inconsueto, un approfondimento poco canonico ma sempre rigoroso.

In un mondo in cui le ricerche scolastiche si svolgono sempre più spesso aprendo Google e cercando le risposte su Wikipedia, Un giorno nella vita del mondo Ã¨ anche un invito a scoprire qualcosa che va oltre le classiche nozioni uguali per tutti, con un linguaggio che è quello dei bambini e dei ragazzi e che quindi risulta immediato, comprensibile e accattivante, senza rinunciare al rigore dei contenuti.

È un libro che ci insegna quanto, ancora oggi, possa essere divertente imparare.


In quasi tutti i bambini, prima o poi, nasce il desiderio di avere un animale domestico: un cane, un gatto, un criceto. Con Edward però le cose stanno diversamente.

Edward vuole un cavallo

Come dice il titolo di questo libro, infatti, Edward vuole un cavallo. 

Anche perché nel suo condominio il cartello parla chiaro: è vietato introdurre cani e gatti. Di cavalli però nessuno fa menzione.

È allegro e tenero, con una punta di delicato umorismo, questo albo di Ann Rand e Olle Eksell pubblicato da Lupoguido con la traduzione di Gabriella Tonol. Soprattutto, è un albo che, nonostante sia nato nel 1961, non ha perso la sua modernità, anche nelle soluzioni grafiche.


Edward vuole un cavallo

Le sue pagine prendono vita e colore in modi di volta in volta diversi: una volta si fanno rosse e diventano un muro, che racconta l'isolamento del protagonista. più spesso lasciano spazio a disegni numerosi e privi di ordine e prospettiva, che esprimono la vitalità della città e dei suoi abitanti, ma anche il punto di vista bambino di Edward, e poi ancora tornano al colore pieno, sul quale spicca come fosse un vuoto su pieno, anziché il contrario, il cavallo bianco che sarà co-protagonista di questa storia.

Edward lo cerca, quel cavallo, perché sa che ama la città e potrebbe quindi diventare il suo prossimo animale da compagnia, e anche se le cose non vanno esattamente come si aspettava, alla fine il bambino avrà trovato non solo un animale, ma anche qualche amico.

Edward vuole un cavallo

Edward vuole un cavallo è una storia semplice, senza svolte narrative imprevedibili, ma impreziosita da personaggi e dettagli che danno profondità alla trama e fanno sentire che la storia è immersa in un contesto più grande che la contiene e le dà concretezza e autenticità.

Lo stile narrativo, così pulito e trasparente, rispecchia quello delle illustrazioni, dai tratti semplici e infantili, in cui le bocche sono sempre sorridenti o quasi. Disegni al tratto resi in soli due colori a cui danno forza e vivacità gli sfondi vivaci e pieni.

Bastano poche pagine e poche parole per tratteggiare un mondo di cui ci sentiamo subito parte e in cui  vorremmo entrare, per giocare al parco con gli altri bambini e vedere passare Edward con il suo amico cavallo.


Molti bambini amano diventare "esperti" di qualche argomento, e questo accade soprattutto riguardo agli animali, dei quali vogliono scoprire tutto-tutto, dal punto di vista biologico, evolutivo, etologico.

Anche il testo divulgativo più puntiglioso e pedante diventa allora una lettura avvincente. Figuriamoci quindi se il libro non è affatto pedante e in più è focalizzato su un animale così particolare che... non esiste.

Tutto ma proprio tutto sui draghi

Tutto ma proprio tutto sui draghi di Nikola Kucharska, Editrice Il Castoro, disseziona (anche nelle illustrazioni!) queste creature magiche raccontandone non solo la biologia (se così si può definire), ma anche gusti, abitudini sociali e tassonomia.

Tutto ma proprio tutto sui draghi

L'autore si fa carico anche di esporre una mitologia, secondo la quale i draghi erano inizialmente amici degli umani e poi, per una serie di ragioni descritte in modo tale da lasciare ampio spazio alla ricostruzione personale, questa amicizia si è interrotta.

Si tratta di racconti del tutto fittizi, non c'è un richiamo alla tradizione del fantasy o delle favole, ma è questo il bello: quando stai raccontando una creatura che non esiste, anche il vero e il falso non esistono più.

Tutto ma proprio tutto sui draghi

E così, con una certa sicumera, Kucharska racconta le differenze tra draghi dello spazio e draghi del deserto, spiega l'origine dei fuochi fatui e delle eruzioni vulcaniche, espone la struttura sociale, le tradizioni e lo sviluppo dei draghi, che a scuola studiamo rocciologia, sognologia e allenamento mimetico.

Non mancano i draghi famosi, detentori di record, invenzioni o cariche politiche, e c'è spazio anche per le patologie (il singhiozzo dei draghi, ad esempio, è piuttosto pericoloso per via del fuoco).

Le pagine cartonate di Tutto ma proprio tutto sui draghi sono ricchissime di dettagli, coloratissime, allegre. I draghi sono disegnato con stile fumettistico, a tratti caricaturale e l'occhio non segue un ordine specifico ma vaga, così come vaga l'immaginazione.

C'è molto non detto, in questo testo, ma è un non detto coinvolgente e creativo. Ogni didascalia, ogni spiegazione, ogni titolo è uno spunto dato al lettore per inventare la storia che gli sta dietro; una porta aperta verso il mondo da cui, questo è innegabile, tutti i draghi provengono: quello della nostra smisurata immaginazione.


Lo avrete sentito anche voi quel trucco per superare la paura di fronte a un'autorità (ad esempio, un professore che interroga),:quello di immaginarlo in mutande.

In effetti le mutande sono l'indumento che ci accomuna tutti, eppure anche loro non sono uguali per ognuno di noi.

Furto al museo delle mutande

Ci scherzano alla grande Kim Crabeels e Melvin in Misterioso furto al museo delle mutande, edito da Sinnos con la traduzione di Laura Pignatti, una prima lettura agile e divertente con un tema irresistibile.

L'idea di un museo delle mutande in effetti mette già voglia di ridere di per sé. Il libro ne descrive le aree espositive principali, come la Sala dei Mutandoni della Nonna, usati un tempo come dirigibile d'emergenza, o la Galleria d'Onore, con un paio di slip dotati di strascico, dono della regina.

Furto al museo delle mutande

E soprattutto descrive lui, l'avido "capo" del museo, una caricatura sia nella presentazione testuale sia in quella visiva.

Furto al museo delle mutande

E quando nel museo suona l'allarme antifurto e si scopre che è stato trafugato il pezzo forte del museo, le mutande della Gioconda, il "capo" chiede a tutti di presentarsi a un controllo così: in slip.

La lunga coda dei sospettati pronti per il controllo non è soltanto un'immagine divertente, ma in qualche modo anche normalizzante: tutti sono a nudo, senza segreti, tutti alla pari.

Furto al museo delle mutande

È così che scopriamo molti lati nascosti, come il fachiro che indossa mutande rinforzate per stendersi sui chiodo, oppure le persone più insospettabili che prediligono mutandine di pizzo.

Scoppiettante, iperbolico, caotico e corale, Misterioso furto al museo delle mutande trova una sua morale proprio qui: nell'idea che ognuno, in fondo in fondo, possa scegliere le mutande che vuole.


Le cose che non conosciamo a volte ci fanno paura proprio perché non le conosciamo.

Tuttavia, le cose che non conosciamo potrebbero anche non farci paura affatto, proprio perché, non conoscendole, non ci rendiamo conto di quanto possano essere paurose. 

Max il coraggioso

 Ãˆ un concetto difficile? 

No, è l'idea creativa su cui si regge Max il coraggioso di Ed Vere (quello di Il mostro della buonanotte, uno dei primi libri di cui avevo parlato nel blog), uno spassosissimo albo che Lapis ha riportato di recente sul mercato italiano dopo quale anno di assenza.

Max il coraggioso mi ha conquistato ancor prima di leggerne la storia per la sua grafica coloratissima, ma al tempo stesso dotata di una pulizia e di una sintesi perfette.

Ogni pagina ha un colore diverso e su ognuna si stagliano i protagonisti, che sono quasi tutti neri e con pochi dettagli colorati. L'effetto di forte contrasto è particolarmente attraente e allegro.

E poi c'è Max, un gattino piccolo e tenero che però non vorrebbe essere piccolo e tenero: lui sogna di essere grande e coraggioso.

 Max il coraggioso

E così decide di dimostrare il proprio coraggio andando a caccia di topi. Peccato che Max non sappia affatto come è fatto un topo, e da qui nascono i diversi siparietti che si susseguono pagina dopo pagina, dove il candore di Max strappa un sorriso al lettore, grazie anche al ritmo perfetto della narrazione.

Max il coraggioso

Finché Max il topo lo incontra davvero:

"Ciao, Sei per caso tu, Topo?"
"Chi, io? No, certo che no. Io sono Mostro!" squittisce Topo.

C'è una soluzione comica potente in quello "squittisce Topo", in cui la voce narrante si finge neutrale nell'esporre la realtà oggettiva dei fatti, mentre rovescia quello che il topo aveva appena detto.
 
Per salvarsi la pelle, il topo poi indica a Max un enorme mostro verde, indicandolo come topo (d'altra parte Max un topo non lo aveva mai visto!) e questo stratagemma porterà a ulteriori momenti di ilarità.

Max il coraggioso
 
Max il coraggioso trova  la chiave del suo meccanismo comico e narrativo in questa differente focalizzazione tra il protagonista, che si lascia raggirare ingenuamente, e il lettore, che si avvede di questo raggiro ed empatizza con il protagonista, pur non potendolo avvertire di come stanno realmente le cose.

Un topo può fare paura anche ai più impavidi, specialmente se è grande, verde e... non è un topo.



 

Da Sherazade in poi, la letteratura (e ancor più quella per bambini) ha più volte messo in scena personaggi che si salvano grazie a un libro, a volte affabulando il nemico, a volte traendone una sapienza vitale.

E in fondo un lettore forte sa bene quando un libro possa salvarci, in moltissimi modi.

Forte più di un orso

Forte più di un orso di Helme Heine, edito da Lupoguido, ce ne racconta più di uno.
Nel corso della storia, il libro diventa protagonista come oggetto e anche per il suo contenuto.

Forte più di un orso

L'albo si apre sulla figura dell'orso, un orso fortissimo e prepotente, che fa tremare gli animali del bosco.
E poi c'è Nina, che non ha paura dell'orso e continua a leggere il suo libro, senza lasciarsi piegare dalle minacce dell'animale:

"Perché non hai paura di me?" si sorprese l'orso. "Sono l'orso più forte del mondo!"
"L'orso nel mio libro è più forte di te" lo contraddisse Nina.
L'orso, inizialmente diffidente, dovrà dare ragione a Nina sul "potere" di questo libro, che prima lo ripara dalla pioggia, poi lo protegge dalla freccia di un "indiano" (chiamato così nel testo).
 
Forte più di un orso

Il libro diventa quindi elemento di salvezza prima di tutto nella sua materialità di oggetto con delle pagine e – soprattutto – una copertina bella rigida, ma è solo un modo per aprire la porta alla sua vera forza: quella delle storie che contiene, che riusciranno a modificare il rapporto tra Nina e l'orso e non solo.

In un contesto che rischia facilmente di cadere nel "libro a morale", Forte più di un orso si fa forte di un tratto scanzonato e quasi vignettistico, soprattutto nell'illustrazione: impossibile non ridere vedendo l'orso che solleva un elefante per fare i suoi esercizi mattutini! Altrettanto divertenti sono le espressioni del protagonista, dall'aspetto cattivo ma che nasconde una tenerezza "da orsacchiotto".

La sfida sottesa alla storia è una tra le più antiche, quella tra la mano e la testa, tra la forza bruta e la parola.
E non spoilero nulla nel dirvi che, anche questa volta, il libro vince.


La festa di Halloween non è qualcosa che ha a che fare con la morte e la paura, bensì con la nostra capacità di esorcizzarle, di renderle allegre, di riderci su.

scheletri

In questo sono sicuramente dei maestri (o forse dovrei scrivere "sono stati", perlomeno come coppia, dal momento che solo lui è in vita) i coniugi Janet and Allan Ahlberg, creatori di Scheletro grande, Scheletro piccolo e Scheletro cane, che abbiamo già conosciuto (e amato moltissimo!) in Ossaspasso.

Nell'ultimo mese (in tempo per Halloween!) Camelozampa ha edito altri due titoli di questa serie, illustrata da André Amstutz, nei quali ritroviamo lo spirito scanzonato e leggero di questi tre personaggi, morti ma vivacissimi.

Scopriamo in entrambi qualcosa di sapientemente curato: il tormentone che torna ma allo stesso tempo stupisce. La ripetizione con variazione è uno dei meccanismi più amate dai bambini: permette di riconoscere e anticipare le frasi ma allo stesso tempo di sorprendere con l'introduzione di un elemento inaspettato.

E così in questi due albi ritroviamo quella sorta di filastrocca, quell'introduzione molto ritmata che nel primo libro apriva la storia, ma ogni volta con qualcosa di nuovo.

Il negozio di animali

 

In Il negozio di animali è l'abbaiare di un cane che interrompe ogni singolo verso:

In una strada – Bau! – scura scura
c'era una casa – Bau! – scura scura.
Dietro la casa – Bau! – scura scura
c'era un giardino – Bau! – scuro scuro.

Questo fastidioso intermezzo (divertente da leggere ad alta voce) rappresenta anche la molla che dà il via alla storia: Scheletro grande e Scheletro piccolo sono infatti stufi di Scheletro cane: troppo rumoroso! Per questo provano a scambiarlo al negozio di animali.

Il negozio di animali

Provano con un pesce – troppo noioso –, con un pappagallo – troppo dedito alle parolacce –: tutti hanno qualcosa che non va. E tutti, naturalmente, fanno ridere di gusto il lettore.

Il tormentone ritorna ancora in La gatta nera.
La filastrocca stavolta non è interrotta, ma cambiano ad ogni verso gli aggettivi, sempre ripetuti a due a due: riconosciamo la formula, ma ne vediamo anche l'evoluzione. Anche questa volta, preziosa è la traduzione di Chiara Carminati.

In una città scura scura,
nella notte fredda fredda,
sotto stelle mille e mille

In questo scenario da favola (saranno le illustrazioni riquadrate, ma sembra di stare in una palla di neve!) si svolge una storia buffa e movimentata, che gioca su una delle caratteristiche più curiose di questi personaggi: la possibilità di "perdere dei pezzi".

La gatta nera

E così, scivolando sulla slitta, ogni volta uno dei protagonisti perde qualche osso e si deve recare in "osseria" per cambiarlo. Sì, perché – nuovo tormentone:

Una gamba bianca nella neve
è difficile da trovare.
Ma una gatta nera è facile.

La gatta nera

Già, ma cosa ci fa una gatta nera, lì?
Inutile dire che scatenerà un finimondo, e il suo colore avrà un ruolo chiave nel finale.

Il negozio di animali e La gatta nera ci riportano in questo mondo fuori dal mondo, dove gli scheletri giocano come bambini e i bambini non possono che ridere insieme a loro.


   

Lo so che anche voi avete giocato con le dita, facendo di indice e medio le due gambe di un omino immaginario. Le mani sono il nostro strumento principale del "fare", protagoniste di ogni nostro gesto, dalle carezze al cibarsi, dal lavoro al divertimento.

Ci fermiamo così poco a osservarle, a vedere cosa "fanno"!

La danza delle mani

Con La danza delle mani, di Franco Cosimo Panini, Tullet gioca con loro, creando un'opera che è a metà tra un esperimento di sinestesia, un esercizio di motricità fine e, come dichiarato dal titolo, una danza.

Non è il solito albo di Tullet nel quale (come in Un libro o Colori) il libro risponde come per magia alle azioni del bambino: qui sono le azioni stesse ad essere il fulcro delle pagine, e il libro è come una guida che fornisce le istruzioni per realizzare ogni movimento.

La danza delle mani

Si inizia appoggiando la mano sul foglio e muovendola piano, come per prendere consapevolezza gradualmente del movimento di ogni sua parte.

Pagina dopo pagina, il libro invita a saltellare sui pallini disegnati, ma anche a compiere evoluzioni in aria, a planare, volare, girare.
La mano diventa uccello, foglia che scende cullata dal vento, ballerina che danza nell'aria.
 

Più che in altri albi, serve qui la guida di un adulto (o un bambino molto libero da freni e pronto a inventare i movimenti!), non solo per leggere ma anche per interpretare i movimenti suggeriti dal testo.

Tuttavia, una volta che si è presa mano (per l'appunto!), leggere La danza delle mani diventa un momento liberatorio, catartico, ideale per immergersi nel movimento e nell'autopercezione, per prendere consapevolezza del corpo e per lasciare andare la mente agli abbinamenti sinestetici suggeriti dalle pagine, con i movimenti che prendono di volta in volta una forma e un colore diverso.

Sarebbe interessante approcciarsi a La danza delle mani con un accompagnamento musicale, anzi, con più d'uno, per scoprire le differenze di ritmo e melodia.

Il libro è coreografia, tutto il resto è espressione.


     

Il problema del distacco tra mamma e bambino non è tanto lasciare andare la mamma, quanto l'incertezza su quello che succederà dopo: torna? ma quando?

brava mamma pinguino

È quell'incertezza che si ritrova tra le pagine di Brava, mamma Pinguino!, l'ultimo albo uscito per Edizioni Lapis, di Chris Haughton, che si concentra su una specie dalla caratteristiche particolari.

È noto infatti che nei pinguini (perlomeno nel Pinguino Imperatore) è il maschio a covare, a restare con l'uovo, mentre la femmina va a pesca. Da questo aspetto etologico, Chris Haughton costruisce una storia moderna, che normalizza la realtà di molte famiglie in cui è la mamma a lavorare più del papà.

brava mamma pinguino

Quando mamma pinguino si allontana, il piccolo è preoccupato: dove sta andando?
Il papà però lo rassicura e insieme a lui segue da lontano le avventure della mamma, le sue acrobazie, il nuoto, i salti e infine i pericoli che dovrà affrontare per riportare il pesce a casa.

Come spesso accade nei libri di Chris Haughton, le immagini si accompagnano con onomatopee che rendono più viva l'azione, e il ritmo della narrazione cambia, rallenta e accelera secondo la concitazione dei fatti: vediamo così quattro illustrazioni in una sola pagina quando seguiamo la mamma nella fase più "adrenalinica" della sua pesca, e una sola grande immagine, avvolgente nella sua inquadratura ravvicinata, quando mamma e piccino si ritrovano.

brava mamma pinguino

Il punto di vista è sempre quello del piccolo pinguino, che la guarda da lontano (e la mamma non manca di salutarlo, passando), e l'albo alterna le immagini della mamma con quelle di papà e piccolo, che da lontano commentano le sue gesta, quasi come fossero spettatori di una partita.

Il piccolo è orgoglioso della sua mamma, ma il tormentone dell'albo (quello che rende ancora più piacevole la lettura, ma anche quello che racchiude il senso stesso della storia) è nella sua frase, che ripete sempre:

"Però poi torna, vero?"

 

brava mamma pinguino

Sì: la mamma torna sempre, ed è questo che rende accettabile il distacco, anche nei più piccoli (dai 2 anni) ai quali questo albo è rivolto.
 

E se state immaginando un albo dinamico, sì, ma dal finale sdolcinato, ricordatevi che Chris Haughton non manca mai di aggiungere un pizzico di umorismo alle sue storie (il finale, però, ve lo lascio scoprire da soli!).


Vi è mai capitato, giocando o parlando con un bambino? A volte una loro domanda non è davvero una domanda, ma un desiderio di sentirsi dire esattamente la risposta che hanno in mente loro.

È uno dei motivi per cui la fase dei "perché" a volte per un adulto è così estenuante: il bambino non si ferma finché non ha la risposta che desiderava, che spesso non è quella che volete dargli voi.

il leone e ellen

È un meccanismo che in parte rivediamo in Il leone e Ellen, seguito altrettanto riuscito di Ellen e il leone, di Crockett Johnson, edito in Italia da Camelozampa con la splendida traduzione di Sara Saorin. 

Anche in questa raccolta di racconti restiamo sulla soglia tra gioco, realtà e fantasia (se non conoscete il primo libro della serie, vi invito a leggere la mia recensione, ma soprattutto a leggere il libro!): Ellen non ammette mai apertamente che sta parlando a un leone di pezza, lo tratta da animale vero, ma da molte finestre il racconto lascia  intravedere la sua consapevolezza di trovarsi dentro un gioco.

il leone e ellen

Questa consapevolezza arriva a picchi gradevolmente paradossali quando, nel primo racconto di questa nuova raccolta, Ellen chiede al leone di raccontarle la sua storia.

Il leone non ricorda altro che lo scaffale del negozio di giocattoli, dove si trovava quando Ellen lo aveva scelto e portato a casa, ma la bambina lo sprona a raccontare della sua vita precedente, delle sue avventure nella foresta con iene e alligatori, una storia che lui nega, e che è evidentemente Ellen a inventare per lui.

Il corto circuito è potente: è proprio il leone di pezza, che non ha coscienza, a voler ridare coscienza a Ellen, a riportarla alla realtà.

il leone e ellen


L'ambivalenza del leone prosegue lungo tutti i racconti, ad esempio nell'episodio in cui Ellen lo porta a scuola e usa la sua coda come pennello per dipingere: un gesto che non si farebbe mai con un animale vero, ma che ora i due ricordano insieme, raccontandosi l'episodio come farebbero due vecchi amici.

Il leone è compagno di giochi, ma anche capro espiatorio delle marachelle di Ellen:

""È coraggioso da parte tua prenderti la colpa" gli disse.
[...] "Sei sicuro che non ti importa?"
"Certo che non mi importa" disse il leone. "Sono coraggioso come un leone".
"Un leone di pezza" osservò Ellen.
"Sì" disse il leone. "I leon di pezza sono i più coraggiosi di tutti".

Forse ancor più che nella precedente raccolta, Il leone e Ellen si gioca sul filo tra credulità e incredulità, tra realtà e immaginazione, tra consapevolezza e voglia di restare inconsapevoli, con un effetto spesso comico, e comunque affascinante.

Ellen "usa" il leone, parla con lui nel modo in cui un bambino rivolge un "perché" a un adulto: per affremare se stessa e il suo modo di pensare, di credere, spesso anche per giustificarsi (vi ricordate? lo faceva anche Tom con Pippo, in un albo della stessa casa editrice, dedicato ai più piccoli).

Anche per noi che leggiamo il leone è vero e finto al tempo stesso, e in fondo è questo il bello di tutte le storie in cui ci immergiamo: sappiamo che è solo immaginazione, ma mentre le attraversiamo facciamo finta di no.


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Eccomi

Copywriter e anche un po' account, co-autrice di fumetti, dilettante (ma appassionata) del fai da te, navigatrice compulsiva, divoratrice di libri e di serie TV. Divido la casa con un marito, tre figli e parecchi gatti di polvere.

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