Ci si avvicina al mondo degli albi illustrati perché si è genitori, o educatori, o insegnanti.
Ma sempre più spesso accade che poi in quel mondo ci si fermi anche per se stessi, attirati da una forma comunicativa e artistica che fonde in modo originale immagine, testo e narrazione e tocca corde che altri mezzi non riescono a fare.
Ed è così che alcuni autori di libri per bambini allargano il campo e si rivolgono anche agli adulti, senza mutare il loro linguaggio, ma semplicemente adattandolo a un messaggio diverso.


Di Oliver Jeffers mi sorprende sempre la capacità di unire delicatezza e una lieve ironia nel veicolare messaggi ed emozioni, con uno stile capace di coinvolgere i piccoli, ma anche i grandi.

Il cuore e la bottiglia, edito da Zoolibri, tocca un sentire molto più adulto che bambino. In questo albo Jeffers trasforma in storia una metafora, raccontando l'elaborazione di un lutto.
Il cuore e la bottiglia parla di una ragazza, una come tante.


Una ragazza curiosa, che non si limita a guardare il mondo, ma si interroga su di esso, con un'immaginazione bambina e mai banale.
Accanto a lei vediamo un adulto: il padre, o più probabilmente il nonno, che la accompagna in questo viaggio nella meraviglia che ci circonda. L'adulto legge per lei, condivide le sue osservazioni, risponde alle sue domande, senza mai tarpare le ali della sua curiosità.


Un giorno, però, la ragazza trova una sedia vuota.
Il libro non dice nulla più di questo. La morte non è esplicitata, ma solamente evocata: la sedia (o meglio, la poltrona) è la stessa su cui sedeva l'adulto, sua guida.

La luce cambia, cambia l'atmosfera.
Dove prima le immagini erano vive e brulicanti di fumetti, pensieri, domande e risposte, ora c'è buio e vuoto. La capacità di Jeffers di evocare una sensazione attraverso l'ambiente è potente.



La ragazza non sa gestire la sua nuova situazione.
Così mette il suo cuore al sicuro in una bottiglia. Per il momento, questa sembra la soluzione migliore.

Ancora una volta, Jeffers evoca senza dire: non nomina il lutto, non nomina il dolore, non nomina la paura di affrontare il mondo dopo la perdita.



Con il cuore dentro la bottiglia, la ragazza si sente protetta, ma la sua curiosità e la sua meraviglia sono svanite.
Tutte le cose che prima la emozionavano, ora non smuovono più nulla. È come se tutto si limitasse a "funzionare" in modo meccanico e basta.

Finché un incontro con una bambina (è sua figlia? Oppure l'immagine di lei stessa bambina? Oppure non ci interessa davvero sapere chi sia?) riporta la ragazza di fronte a quello che ha perso, e la voglia di ritrovare la curiosità e la meraviglia si fanno vive.
Ma come fare, se il cuore è ormai chiuso in una bottiglia che non si riesce a rompere?

La soluzione, a volte, è più semplice di quanto sembri: basta usare occhi bambini, e la mano giusta.

Il cuore e la bottiglia lascia molti spazi aperti e molti ruoli indefiniti. È così che la metafora può parlare a tutti, e ognuno può riempire i vuoti nel modo più consono alla propria esperienza, colmando le distanze tra sé e l'albo dando un'identità all'adulto, alla bambina, forse anche alla bottiglia.

È un albo che può piacere anche a un bambino, ma parla pienamente solo a un adulto, che attraverso quel dolore ci è passato, che ha messo in qualche modo il cuore in una bottiglia (isolandosi dal mondo, o anche solo dimenticando la gioia di vivere) e ha poi imparato a elaborare il lutto. O anche, naturalmente, a chi quel percorso lo deve ancora completare.

Come sempre, Jeffers riesce a strappare un sorriso anche nel dolore (come quando la ragazza cerca di prendere il cuore usando delle tenaglie) e a rendere magiche cose altrimenti scontate.
Meravigliosi i dialoghi tra l'adulto e la ragazza, in cui i due linguaggi, quello della scienza e quello della fantasia, si incontrano senza che l'uno abbia il sopravvento sull'altro. Mentre lui racconta le costellazioni, lei immagina che le stelle siano api in fiamme. E non c'è una versione giusta e una sbagliata, soltanto la ricchezza di unire ragione e immaginazione.


Il cuore e la bottiglia è un abbraccio sotto forma di libro, un albo da regalare a chi ha subito una perdita e l'ha affrontata, o sta ancora cercando il modo di farlo.

Accompagnandolo magari con un biglietto speciale:

un messaggio in bottiglia


Per crearlo, procuratevi una bottiglietta, meglio se di piccole dimensioni (io ho usato quella di uno shampoo che avevo rubat portato a casa da un hotel).
Aggiungete qualche decorazione (brillantini, cuoricini di carta, sabbia colorata) e un filo per reggere il messaggio.



Scrivete il vostro messaggio su un fumetto piccolissimo con un pennarello a punta fine e incollate il fumetto allo spago.


Infine, fissate lo spago con della colla al collo della bottiglia e chiudete il tappo.


Sarà il primo messaggio in bottiglia che, anziché chiedere aiuto, lo darà.


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