Sotto a chi tocca.

Tra i primi libri letti quando ero incinta del Piccolo T, per illudermi di potermi preparare all'evento, c'è Da zero a tre anni di Piero Angela, uno splendido viaggio nello sviluppo intellettivo della primissima infanzia, che mi ha affascinato, informato, ma soprattutto terrorizzato.

Immagino non fosse questo l'intento del buon Piero, certo, ma scoprire che i primi tre anni di vita gettano le basi per tutto lo sviluppo neuronale del bambino, e che è fondamentale dargli sufficienti stimoli entro questa età, perché la maggior parte delle sinapsi cerebrali si crea in quel momento o mai più, non è stato certo rassicurante.
Insomma: non mi stavano per arrivare addosso soltanto le responsabilità di poppate, pannolini, pappe, educazione alle regole e tutto ciò che ne consegue. No: avrei dovuto prendermi cura anche delle sue sinapsi! Ed entro i 36 mesi.
Un concetto tutto nuovo ma altrettanto pressante di "orologio biologico".
Da dove si inizia, dunque, a prendersi cura di queste sinapsi? Dalla stimolazione sensoriale, credo.
L'udito ce l'ho: leggo, canto e parlo.
La vista anche, con tanti libri adatti alla sua vista ancora immatura.
E poi c'è il tatto. Il tatto è fondamentale: è il primo senso a svilupparsi all'interno dell'utero materno.



E fuori? Per i primi mesi, "tatto" è soprattutto il contatto materno, poi iniziano i primi giochi (li ricordate i vari cesti dei tesori?).
Verso i nove mesi, suppergiù, il bimbo è pronto a giocare con i primi libri tattili.

L'offerta sul mercato è vastissima, ma la qualità può variare molto.
I miei preferiti sono senza dubbio i Carezzalibri Usborne.

Perché proprio loro? Perché hanno qualcosa in più rispetto ai soliti libri tattili: non sono un "libro dizionario", con un mero elenco di cose etichettate da una parola, ma contengono delle narrazioni minime (delle "protostorie", tecnicamente), con brevi frasi e una semplice sequenzialità: praticamente un'introduzione alle storie vere e proprie che il bambino apprezzerà più avanti.

Inutile poi specificare (ma facciamolo, già che ci sono) che come tutti i libri tattili i Carezzalibri contengono degli inserti in vari materiali (velluto, peluche, plastica ecc), da toccare con le dita.
Entro i tre anni, mi raccomando: non dimenticatevi le sinapsi da costruire!

Di Carezzalibri in casa ne abbiamo due: Dov'è il mio drago e Ruspe.


La serie "Dov'è il mio..." è strutturata sempre allo stesso modo: c'è una "voce narrante" (un topolino) alla ricerca di un animale o un oggetto (ma c'è anche "dov'è il mio elfo" o "Dov'è il mio bambino").
Dov'è il mio drago, ad esempio, è una carrellata di draghi, tutti con caratteristiche diverse. A ogni pagina il topolino nota ogni volta un dettaglio che non va, sottolineato dall'inserto tattile ("Questo non è il mio drago, ha gli artigli troppo bitorzoluti"), fino a trovare quello giusto ("Ecco il mio drago! Ha le ali così squamose!"). Una mini-trama deliziosa, che sfrutta la ripetizione per catturare i piccoli, avvicinandoli al concetto di storia.

Se la serie "Dov'è il mio" è la più famosa dei Carezzalibri, non meno belli sono alcuni titoli tematici su luoghi, oggetti, mezzi di trasporto.

Ruspe, ad esempio, descrive in ogni pagina una caratteristica diversa di una ruspa gialla (la benna ruvida, le ruote infangate, i finestrini luccicanti), per poi soffermarsi su una ruspa rossa, semplicemente perché "è enorme".


I carezzalibri sono cartonati, resistenti e facili da maneggiare, nati per resistere alle manine più dispettose.

Ma siccome le sinapsi non bastano mai, ho voluto estendere l'esperienza tattile creando

le sensory bags


Le sensory bags sono uno strumento casalingo che unisce l'esperienza tattile a un plus che poche esperienze tattili hanno: come i libri, non sporcano la casa.
E si creano con pochi materiali:
  • una bustina di plastica (quelle dei contenitori ad anelli, oppure buste per alimenti come quelle Ikea),
  • del nastro adesivo colorato e resistente,
  • forbici,
  • schiuma da barba o gel per capelli
  • piccoli oggetti a scelta per creare la sensazione tattile.



Prepararle è semplice: si inseriscono nella bustina prima il gel o la schiuma da barba, poi gli oggetti che preferite, e si sigilla bene il lato aperto con del nastro adesivo resistente.
Io, dal momento che avevo del nastro adesivo colorato che mi piaceva molto, ho preferito aggiungerne un giro su tutti i lati, per decorare meglio la "bag".



Di sensory bags ne ho preparate due. In una ho inserito il gel per capelli, per dare l'effetto morbido e scivoloso al tatto, e poi un paio di perline dure, dei pompon morbidi, alcune formine di gomma crepla e un elastico.

La seconda l'ho riempita di schiuma da barba, per poi inserire, in due punti diversi, un po' di colorante alimentare giallo e blu. Schiacciando e muovendo la bustina, i colori si sono mescolati tra le mani del Piccolo D (con qualche aiuto del fratello maggiore) fino a far diventare la schiuma verde. La "magia" funziona una volta sola, ma ne vale la pena.



Piccole dita in azione! "Ehi, ma queste palline si possono spostare!"



"E io, a cinque anni, sarò ancora in tempo per qualche sinapsi last-minute?"

   

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