Il sesto malfatto.

Cos'è in fondo un difetto? Un apostrofo rosa tra le parole "T'insulto"?
Qualcosa che fa parte di noi o che possiamo cancellare? Può un difetto diventare un pregio?

L'accettazione di sé e delle proprie caratteristiche, belle, brutte o comunque siano, è un processo lungo una vita intera. I difetti bisogna imparare a riconoscerli, ad accettarli, a capire che conseguenze hanno su di noi e sulla nostra vita sociale. Poi si decide se cercare di cambiarli, o almeno limarli un po', o prenderli da un punto di vista nuovo, guardandone il lato positivo. Mica facile.

Da piccoli, poi, tutti si sentono supereroi, potenti e perfetti.
Da dove iniziare, allora, il viaggio della conoscenza e dell'accettazione di sé?
Forse da un quintetto di eroi che perfetti proprio non sono.

I Cinque Malfatti di Beatrice Alemagna (ed. Topipittori) sono, appunto, malfatti. Uno è bucato, uno è molle, uno è tutto piegato, uno è all'incontrario e uno è tutto sbagliato, dalla testa ai piedi.
Cosa fanno tutto il giorno? Si divertono a fare a gara a chi è il più malfatto di tutti.
Non proprio un esempio di stacanovismo, insomma, ma i malfatti sono simpatici, anche solo a guardarli, e sono amici tra di loro.


Poi un giorno, a turbare il loro equilibrio, arriva lui: un tipo perfetto.
A vederlo, in realtà, fa anche un po' ridere, con quella chioma arancione fluente.
Il tipo perfetto entra nella casa dei malfatti (malfatta anche quella), li interroga con aria un po' snob sui loro progetti, e quando scopre che non ne hanno li definisce delle "nullità". Sarà anche perfetto, questo tipo perfetto, ma si atteggia un po' a bulletto della classe, insomma.
Ed è proprio dal confronto con il tipo perfetto che i malfatti scoprono il lato positivo dei loro difetti. 
Il bucato, ad esempio, non è mai arrabbiato, perché la rabbia gli esce dai buchi.
Il molle, invece, ci dorme sopra, e così via.
È un vero e proprio esercizio di resilienza.

Cosa ancora più importante, i malfatti sono amici. E non solo hanno imparato ad accettare se stessi, ma si accettano l'un l'altro.
E così, se ne vanno via dandosi allegre pacche sulle spalle, lasciando il tipo perfetto da solo, come "un vero perfetto stupido".

Insomma: essere perfetti non è importante. Anzi, è impossibile.
È molto meglio accettarsi, prendere il lato bello delle cose ed essere amici.
Non è un ottimo spunto, questa lettura, per parlare di difetti, per far vedere che ogni caratteristica può essere negativa ma se presa dal verso giusto può trasformarsi anche in qualcosa di buono?

È così che è nata la nostra attività su

il sesto malfatto.


Io e il Piccolo T abbiamo preso un foglio e provato a immaginare un personaggio con uno o più difetti. La "regola" era: immaginare il difetto, pensare a cosa avrebbe comportato di negativo, e poi trovarne il lato positivo.

Quando abbiamo trovato il personaggio che più ci convinceva, con il difetto/pregio più curioso e simpatico, il Piccolo T lo ha disegnato, con pennarelli e collage.


Dopo molte discussioni e un grande esercizio di fantasia, eccolo: il nostro "sesto malfatto" è diviso in due e ha dei fiori al posto delle orecchie.
Barcolla quando cammina e non ci sente tanto bene, ma in compenso può andare in due posti diversi contemporaneamente, e quando cammina lascia dietro di sé una scia di profumo floreale.
Mica male, essere malfatti così.

(Gliela racconto o no la storia di un certo Visconte dimezzato?)


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