A caccia di un altro orso.

Una delle differenze sostanziali tra una mamma e un figlio, un gap generazionale assolutamente insormontabile, sta nella capacità di trovare le cose.
Sono certa che avrete visto anche voi i vostri figli perdere mezz'ora a cercare in una stanza qualcosa che voi riuscite a individuare in 30 secondi netti.


In Dov'è Orso? di Jonathan Bentley (Mondadori), la mamma non c'è (non si sa dove sia, ma questo nei libri non ha molta importanza), e quindi il bambino, prima di nanna, deve trovare il suo orso da solo.
In fondo, direte, che ci vorrà mai a trovare un orso?


Infatti, tra le pagine del libro, vediamo spuntare zampe e altri dettagli che innescano un gioco tra il lettore e il protagonista.
Mentre il piccolo continua a chiedersi "Dov'è orso?" e a ipotizzare posti in cui possa essersi nascosto (il testo è qui ridotto all'essenziale, la narrazione si svolge quasi tutta per immagini), viene quasi da urlargli "Ma non lo vedi? È lì, vicino a te!".


Il bimbo lo cerca disperatamente, e l'orso appare sempre, non visto da lui, anche se sembra non voler fare nulla per nascondersi, anzi: lo aiuta nella ricerca.
A volte vediamo le sue zampe reggere una scala, a volte vediamo il suo corpo riflesso allo specchio.


A volte è così grande che ci chiediamo come faccia il protagonista a non vederlo.
Ed è proprio su questo doppio piano che si basa tutto il libro: il protagonista che cerca, il lettore che prova ad aiutarlo. Il gioco diventa esplicito quando il bambino sembra sentire i suggerimenti del lettore e rivolge lo sguardo fuori dalla pagina, dritto davanti a sé, per interpellarlo.
È anche questo il motivo per cui consiglierei il libro dai tre anni in su, nonostante la semplicità della narrazione lo renda adatto già dai due anni: perché il fascino di questa storia semplice, veloce, divertentissima, sta proprio nel cogliere il dialogo implicito tra chi legge e chi vive questa storia.


Il finale? Non è per nulla banale e anzi, rovescia tutto quello che fino a quel momento sembrava scontato, facendoci sorridere ancora una volta.
Geniale, nella sua semplicità.
Non servono mille pagine o mille parole per fare un grande libro.


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