"Quanti anni hai?"
 "Così"
E il bambino fa un segno con le dita, spesso incomprensibile, perché il pollice sta lì, fermo a metà, e non si capisce bene se contarlo oppure no.
Le mani sono il primo abaco di ogni bambino, e i numeri contati sulla punta delle dita arrivano prima dei segni grafici, dei concetti, delle operazioni.
 

Anna Cerasoli, esperta divulgatrice di matematica per bambini, parte proprio dalle dita delle mani per insegnare a contare ai bambini piccoli, dai tre anni.
Le sorelle cinque dita, edito da Editoriale Scienza, racconta i numeri in forma narrativa, associandoli alle azioni delle dita.


Quando erano piccine, le cinque sorelle stavano sempre strette, chiuse a pugnetto.
Nessuna aveva il coraggio di prendere la parola.

Ecco emergere il concetto di zero, associato a un gesto (il pugno) e al numero di dita che svolgono un'azione (nessuna, in questo caso).


Il libro segue lo sviluppo motorio del bambino, raccontando ad esempio della conquista della "presa a pinza": ecco il numero due, con pollice e indice.

E proprio il cinque rappresenta la conquista dell'autonomia, con il bambino che saluta la mamma con la mano aperta.
Ma una mano da sola non basta a compiere tutte le azioni che ci servono: ecco che manosinistra conosce manodestra. Insieme possono fare e afferrare molte più cose.


Le sorelle cinque dita prosegue dando un nome a ogni dito, e passando dai numeri cardinali a quelli ordinali (il pollice è il primo, l'indice il secondo...), per poi proporre giochi di associazione e rime che i bambini possono svolgere insieme ai genitori per rendere più efficace l'apprendimento.


Con un mix di narrazione, testi in rima e divulgazione, Le sorelle cinque dita trova un approccio particolarmente efficace alla memorizzazione e all'insegnamento della matematica ai bambini, trasformando dei concetti astratti in qualcosa di estremamente concreto, che coinvolge fisicamente il bambino e il suo corpo attraverso esempi quotidiani e familiari.

Trasformare un concetto in qualcosa di tangibile è un "trucco" mnemonico che vale per tutti, ma è ancora più potente in un bambino, in cui la capacità di astrazione è ancora limitata.

Ho voluto completare la lettura di questo libro creando un semplice

abaco a dita


Ho ricalcato le mani del Piccolo D (quanto mi piaceva questo gioco da piccola, e quanto piace ancora ai miei bimbi!) e le ho ritagliate.


Le ho poi incollate su un foglio, lasciando le dita prive di colla e libere quindi di essere piegate.


Come si fa il tre con le dita?
Quanto fa uno più due?
Quanti modi ci sono di fare dieci? (1+9: un dito piegato, nove dita alzate, e così via)


Sono tantissimi i giochi da fare con le dita vere e con quelle di carta (non infilatele nel naso, mi raccomando!).



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