Di rinofanti, galguri e... matelli.

Una nuova idea, la maggior parte delle volte, non è un'idea davvero nuova, ma un modo diverso di affrontarne una vecchia, o ancora più frequentemente l'unione di due idee precedenti.
La creatività, in sostanza, non è altro che una ricetta nuova per usare ingredienti che già conosciamo.


È così che è nato il rinofante, la strana creatura che vive tra le pagine (e nel titolo) di C'è un rinofante sul tetto!, di Marita van der Vyver e Dale Blankenaar, tradotto per la nuova e promettente casa editrice Lupoguido da Virginia Portioli.
Il rinofante, come potete immaginare, è un rumoroso e ingombrante incrocio tra un rinoceronte e un elefante. Ed è la creatura che crede di sentire sul tetto Daniel, un bambino che per la prima volta dorme a casa dei nonni.

I nonni sono molto bravi: gli leggono una storia, gli cantano una canzone, ma già dalla prima pagina, quando tutto sembra tranquillo, le illustrazioni "entrano" nella testa di Daniel e ci fanno vedere il suo mondo, che amplifica i dettagli più inquietanti di ciò che lo circonda.


Daniel ha paura,  anche se fatica ad ammetterlo. Chiama il nonno per quel rumore sul tetto (i rinofanti, appunto), poi la nonna, per il coccopotamo in bagno, e ancora il nonno, per la dragoraffa nell'armadio.
La paura, si sa, è creativa: ci porta a immaginare, a ricostruire, a rimescolare elementi tra di loro rendendoli più spaventosi di ciò che sono.
Le creature nascono da un rumore che proviene dalla stanza accanto, o da qualcosa di intravisto nell'armadio: sono i sensi amplificati dall'allerta provocata dalla nuova situazione in cui Daniel si ritrova. È qualcosa che abbiamo provato tutti, e che in questo albo si traduce in immagini, storie, suggestioni.




Il formato insolito, stretto e alto, del libro, amplifica la dimensione onirica delle illustrazioni: la stanza dove dorme Daniel, ad esempio, sembra altissima, come se Daniel fosse osservato da qualcosa di molto più grande di lui.

E i mostri immaginari invadono le doppie pagine in tutta la loro trabordante presenza, incontenibili come le paure del protagonista.



Daniel riuscirà a trovare pace solo quando riuscirà ad ammettere ai nonni (e soprattutto a se stesso) di avere avuto paura, dimostrando che le sensazioni vanno vissute, affrontate e comunicate, e non nascoste.

C'è un rinofante sul tetto! è un viaggio nella mente tormentata di un bambino impaurito, una dimensione onirica in cui vivono fortissimi i contrasti tra le figure imponenti e spaventose delle creature immaginate dal bambino e i loro nomi, buffi e creativi, che si prestano a giocare, a inventare, anche per esorcizzare le nostre paure, come fa Daniel nel libro.

Come si crea un rinofante?


A proposito, perché non provare a usare questo meccanismo creativo per giocare con i bambini?
Si possono inventare tantissimi personaggi a partire dalla crasi di due animali esistenti, stimolando l'immaginazione, un po' come si fa con i personaggi dei Lego, smontando teste e gambe e rimontandole a caso.

Come sarà fatta una canrica? Potrebbe essere una creatura pelosa e scodinzolante a sei zampe, che trasporta dei grandi panini nella propria tana.

E riuscite a immaginare un galguro, che sveglia tutti cantando la mattina e salta in giro per il pollaio portando i pulcini nel marsupio?

Vietato fermarsi agli animali! Il gioco si fa ancora più divertente (e – perché no? – anche introspettivo) passando a persone conosciute, amici e familiari. Da una mamma e da un fratellino può nascere un matello, leggendaria creatura che torna da lavoro, prepara la cena e poi vuole essere presa in braccio.
(È anche un'ottima scusa per farsi fare le coccole, no?)



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