La maestra e i palloncini.

È tornato "quel" periodo dell'anno, quello in cui i nostri figli ci surclassano ampiamente nella quantità di eventi mondani a cui sono invitati (la festa di fine asilo, quella di fine catechismo, quella di fine calcio), e tra le chat delle mamme serpeggia l'annosa questione: "Cosa regaliamo alle maestre?".


L'anno scorso per il Piccolo T era l'ultimo anno di asilo (ops! Scuola dell'infanzia. Ma non riesco a non chiamarlo "asilo", visto che è lo stesso che ho frequentato io *#§% anni fa), e quando è stato il momento di trovare l'idea non ho avuto dubbi: dato che la maestra aveva frequentato con me il corso per lettori volontari di Nati per Leggere, la scelta non poteva che ricadere su un libro.
Ma quale? È stata Federica di mammamogliedonna, con un suo articolo, a farmi scoprire L'uomo dei palloncini, di Giovanna Zoboli e Simone Rea (Topipittori), la storia poetica di un venditore ambulante di palloncini.


Cosa c'entrano i palloncini con una maestra? C'entrano, eccome se c'entrano, perché

L'uomo dei palloncini conosce ogni bambino di ogni paese o città.
È questa la sua specialità.
E per ognuno sa cosa è meglio.
Sa che per un certo bambino serve il palloncino a forma di astronave, per l'altro il delfino, o il cavallo.
E riempie questi palloncini di un'aria di cui è padrone, l'aria più leggera del mondo, che fa volare ogni cosa.
E quel palloncino cambia in qualche modo i bambini, che dopo averlo ricevuto camminano

come se ci fosse
un sentiero nuovo per i loro passi.


Non è forse questo che fa una brava insegnante?
Capire ogni bambino, senza seguire per tutti la stessa strada, ma adattandosi alle loro unicità e alle loro esigenze. Donare a ognuno ciò di cui ha bisogno, mettendoci dentro qualcosa di suo, la propria "aria speciale".
E grazie a quel dono, renderli capaci di trovare il proprio sentiero.

L'uomo dei palloncini non ha una vera e propria storia, è più il ritratto di questo personaggio, tratteggiato con delicatezza, poesia e un po' di mistero dalle parole di Giovanna Zoboli. Le illustrazioni di Simone Rea accompagnano il testo nel modo più efficace, con campi lunghi che lasciano la collettività protagonista: l'uomo dei palloncini non è importante in sé, ma per il suo ruolo nei paesi che attraversa.
E non a caso il suo intervento porta colore alle cose e alle persone, e le illustrazioni passano da una preponderanza di bianco e nero a una grande vivacità di tinte diverse tra loro.


Sì, era il messaggio giusto per la maestra che aveva accompagnato per tre anni il Piccolo T e i suoi compagni di classe. Andava però accompagnato dal giusto biglietto, con il giusto testo e con un ricordo di tutti i bambini.

Per questo ho ritagliato tanti palloncini di carta doppi, che si aprissero a libro, e ne ho consegnato uno a ogni genitore.


Ogni bambino ha poi attaccato una propria foto da un lato e scritto un breve messaggio dall'altro (il Piccolo T il suo messaggio l'ha messo nella foto, limitandosi poi a scrivere il nome sull'altro lato del palloncino).


Infine, ho incollato tutti i palloncini su un grande cartellone azzurro-cielo, scrivendo il messaggio su una nuvoletta bianca:

"Grazie per aver saputo dare a ognuno di noi
il giusto palloncino per volare lontano".

Sotto ogni palloncino ho aggiunto anche qualche centimetro di spago. Chiusi, i palloncini volavano colorati nel cielo.
Aperti (qualcuno a destra, qualcuno a sinistra, perché ogni palloncino fa un po' come vuole), avrebbero ricordato alla maestra il nome e il volto di tutti i suoi bambini.


Il libro? Lo abbiamo impacchettato così: usando due palloncini per indicare destinatario e mittente.


Perché quando un palloncino vola, non si può mai sapere dove va a finire.


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